Tre rifugiati all’Ateneo sassarese

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Arrivano dall’Eritrea i ragazzi inseriti nel progetto di inclusione “University corridors for refugees”di Roberto Sanna

13 Settembre 2020

SASSARI. Tre rifugiati eritrei potranno studiare all’Università di Sassari grazie al progetto “University corridors for refugees” al quale l’ateneo sassarese prende parte insieme ad altri nove in Italia. I nuovi studenti si sono iscritti nei corsi di laurea magistrale in Economia, Wildlife Management Conservationd and Control e Pianificazione e politiche per la città, l’ambiente e il paesaggio e fanno parte di un gruppo di venti ragazzi sbarcati ieri a Fiumicino. Il progetto, che vede la collaborazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dell’Unhcr, Agenzia Onu per i Rifugiati, di Caritas Italiana e Diaconia Valdese, è reso possibile anche grazie al sostegno dell’Università di Bologna (promotrice della prima edizione del progetto nel 2019) e di un’ampia rete di partner in Etiopia (Gandhi Charity) e in Italia che assicureranno il supporto necessario agli studenti per tutta la durata del programma di laurea magistrale.«Abbiamo avviato un programma di politiche di inclusione già dal 2015 – dice il rettore Massimo Carpinelli –, con percorsi personalizzati e mirati. L’Ateneo di Sassari è uno dei pochi ad aver nominato un delegato alle Politiche di integrazione dei migranti e rifugiati e ad avere uno dei primi studenti, con pass accademico per le qualifiche dei rifugiati, che ha conseguito la laurea con borsa di studio Crui-ministero dell’Interno». Oltre alle numerose iniziative, quali seminari e conferenze sui temi della migrazione sono state realizzate attività di inclusione reale dei giovani migranti non sempre iscritti presso l’Ateneo. Uno dei primi esempi è rappresentato dal progetto culturale Università dei Bambini dell’Università di Sassari, un progetto che coinvolge alcuni dipartimenti che si occupano di formazione intergenerazionali e di processi di inclusione alle diverse scale. A collaborare con l’Università saranno la Caritas Diocesana, la Fondazione Accademia “Casa di popoli, culture e religioni” dell’Arcidiocesi turritana, l’Ersu e il Comune. «In questa occasione ci rivolgiamo in particolar modo agli studenti che si trovano nelle strutture per rifugiati, dove è molto difficile proseguire nei percorsi di alta formazione – dice Rossella Serreli, delegato dell’ateneo sassarese –. Abbiamo già svolto un progetto legato al Congo, in generale lavoriamo con quei paesi nei quali i redditi delle famiglie non consentono ai ragazzi di andare avanti negli studi. I tre che stiamo ospitando provengono da situazioni nelle quali soltanto il tre per cento dei giovani riesce a studiare, quando la media nel mondo è vicina al quaranta per cento. Adesso si trovano in quarantena e arriveranno nelle nostre strutture tra due settimane: avranno un alloggio e una serie di iniziative mirate all’inclusione L’Università prosegue così il suo progetto inaugurato qualche anno fa grazie alle attività di Public engagement intraprese dai dipartimenti. Le prime matricole di giovani rifugiati e con protezione internazionale sono l’esito di questo processo e nell’anno accademico 2016-2017 sono stati immatricolati i primi tre studenti provenienti dal Mali, Costa D’Avorio e Iran».«Siamo estremamente felici per questo risultato» ha dichiarato Chiara Cardoletti, Rappresentante dell’Unhcr per l’Italia, la Santa Sede e San Marino: «Con questa iniziativa l’Italia dimostra di voler essere all’avanguardia nell’individuare soluzioni innovative per la protezione dei rifugiati. Entro il 2030 l’Unhcr si pone l’obiettivo di raggiungere un tasso di iscrizione del 15% a programmi di istruzione superiore ».

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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