I fondali soffocati dalla mucillagine

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Le riprese di un sub mostrano le scogliere morte. Il Parco: «Per ora nessun allarme, perlustreremo le aree a rischio»di Luigi Soriga

09 Luglio 2020

SASSARI. Il mare sta ridisegnando i suoi paesaggi, e purtroppo molti colori rischiano di spegnersi. A cogliere queste mutazioni di pelle sono gli occhi dei sub, che hanno confidenza con i fondali, li conoscono palmo a palmo, e ora stentano a ritrovarsi in un habitat più povero di vita.L’area di Porto Conte e l’area marina protetta, con la sua straordinaria biodiversità, è una cavia perfetta per tastare il polso al mare. La strage delle nacchere, filmata nei giorni scorsi dal fotografo naturalista Fabio Fish, è un campanello d’allarme sullo stato di salute precario. Altre immagini e riprese video però perlustrano la linea batimetrica dei trentacinque metri, dove la desertificazione sembra avanzare. A filmare questa immersione radente sulle scogliere disabitate è la telecamera di Roberto Barbieri, esperto naturalista, sensibile ai problemi legati all’ecosistema marittimo, consigliere comunale e presidente della sezione locale di Legambiente. Nella sua pagina Facebook posta un video e commenta: «A circa 35 metri di profondità, questo mare che dovrebbe essere un tripudio di biodiversitá, soprattutto sui fondali rocciosi, mostra invece una coltre di mucillagine algale decisamente preoccupante. Alta temperatura, eccesso di nutrienti e altre ragioni che non so, ma dopo le nacchere, ora stanno morendo anche i fondali». Il Parco di Porto Conte tuttavia non è così pessimista. Nei prossimi giorni i sub eseguiranno un monitoraggio dei fondali oltre i trenta metri, per capire se il fenomeno della mucillagine rispecchia l’andamento consueto di queste stagioni, o se invece sta acquistando proporzioni allarmanti. «Fino a questo momento – spiega il naturalista Alberto Ruiu – le nostre immersioni si sono concentrate nella fascia dell’Area Marina protetta che va dai 15 ai 18 metri. I sub hanno potuto rilevare una ricchezza di biodiversità eccellente e il mare sembra in ottima salute. Tuttavia non posso escludere che in altre zone, con una maggiore profondità e magari più riparate, i fondali stiano soffrendo per il deposito della mucillagine. Bisognerebbe capire anche quanto ampie siano queste distese di mucillagine, ed è importante verificare se siano localizzate nel così detto versante del “mare di fuori” o del “mare di dentro”. Lo scopriremo nelle prossime settimane». Le riprese mostrano le scogliere sommerse di Capo Caccia completamente ricoperte da una coltre filamentosa di alghe giallognole. È come una coperta soffice che pian piano soffoca e sottrae vita al mare. Si vedono pochissimi pesci popolare questo deserto silenzioso, ed è triste documentare un simile impoverimento della fauna marina. Questa garza cotonosa soffoca e impedisce la fotosintesi. Le scogliere potranno riprendere a respirare solo se la mucillagine concluderà il suo ciclo vitale e se le correnti le faranno staccare dal fondo. È un problema molto diffuso nell’Adriatico, ma ormai si riscontra in altre località del Mediterraneo. «Sappiamo tutti che il depuratore di San Marco non dovrebbe scaricare una sola goccia d’acqua nel Calic – sostiene Roberto Barbieri – Il sud della Nurra è un territorio vasto e in mare arrivano anche i resti dei concimi chimici e dei diserbanti usati dalle aziende agricole. In mare, in presenza di fosfati e sostanze azotate è sufficiente un piccolo aumento di temperatura (anche un solo grado oltre la media) per aumentare il metabolismo e la crescita di molte specie, comprese le alghe che producono la mucillagine. In altre parole i cicli biologici si accelerano fino a valori insostenibili». E la salute del mare a quel punto è in serio pericolo.

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