Il Vanni Sanna cade a pezzi la Figc manda gli ispettori

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Martedì il sopralluogo per verificare agibilità e certificazioni dell’impiantodi Giovanni Bua

06 Luglio 2020

SASSARI. Gli ispettori del dipartimento interregionale della Figc arriveranno martedì pomeriggio al Vanni Sanna per prendere visione delle condizioni del campo di gioco, degli spogliatoi e dello stadio. E di tutti i documenti prodotti dalla commissione di vigilanza comunale, in particolare il certificato prevenzione incendi. E decidere se concedere le due omologazioni necessarie per l’iscrizione al campionato di serie D. La prima, indispensabile, per l’area degli “addetti ai lavori”, e cioè campo di gioco, spogliatoi, zone comuni. Che dovranno rispondere alle linee guida anti-covid, non ancora emanate per i dilettanti. La seconda per lo stadio, che dovrà invece rispondere alle rigide norme relative ai locali di pubblico intrattenimento. Con la Figc che, in caso di mancanza dei requisiti, potrebbe dare il via libera alle partite ma solo con una capienza inferiore ai 200 paganti.Niente di nuovo, verrebbe da dire. Con Torres e Latte Dolce che da anni vivacchiano tra campo di gioco impraticabile, spogliatoi fatiscenti, tribune chiuse e curva aperta solo grazie all’affitto di bagni chimici per sopperire ai servizi igienici fuori servizio. Ma non è così. Fino ad oggi infatti per il via libera della federazione bastava una sorta di autocertificazione del proprietario dell’impianto: il Comune. E molte delle carenze storiche dello stadio cittadino, che ha visto gli ultimi operai al lavoro nel 2013, quando la Torres venne promossa in Lega Pro e si tirarono fuori 600mila euro per i frettolosi adeguamenti, sono “sopportate” tra promesse e prescrizioni, di fatto mai rispettate. L’emergenza Covid ha però cambiato le carte in tavola. E la federazione ha deciso di “vedere”, mandando per la prima volta nella storia i suoi ispettori, che inizieranno il loro tour nell’Isola nei campi di serie D proprio dal Vanni Sanna.Almeno due le criticità drammatiche a cui si dovrà cercare di porre immediatamente rimedio. La prima è relativa alla zona “addetti ai lavori”. Il campo di gioco è, se possibile, ancora più mal ridotto dopo la pausa Covid. L’erbetta cresciuta è in realtà infestante, e il terreno ha perso compattezza. Ma, se sul prato, si potrebbe tentare qualche lavoro in extremis, il vero dramma sono spogliatoi e aree comuni. Con i locali sgretolati dall’umidità e dalle infiltrazioni e i servizi igienici impresentabili anche senza le norme anti-Covid. Che sicuramente chiederanno percorsi, distanziamenti, sanificazioni, che è davvero difficile pensare di portare a casa.Ma, ammesso che si riesca a fare il miracolo con l’omologazione del campo, la vera montagna da scalare è quella relativa all’impianto, che deve rispettare le rigidissime regole degli impianti di pubblico intrattenimento. E, soprattutto, deve avere tutti i certificati della commissione di vigilanza in ordine, che il Comune dovrà esibire al fiduciario della Lega nazionale dilettanti che martedì verrà a fare il controllo. E qui casca l’asino. Il certificato di prevenzione incendi, che tutti gli anni viene “citato” quando si autocertifica l’agibilità dell’impianto, è datato, e soprattutto è accompagnato da una lunga lista di prescrizioni, un serrato cronoprogramma di lavori che il Comune si era impegnato a fare negli anni, e che chiaramente non sono stati fatti. Di fatto è un documento irricevibile, che finirà anzi per mettere nero su bianco tutte le carenze al tecnico della federazione. Il rischio, molto concreto, è che la Figc, senza importanti e velocissimi interventi, chieda di giocare a porte chiuse, come previsto dal “comunicato ufficiale numero 1”, emanato il 1 luglio dal dipartimento interregionale della Figc, lega nazionale dilettanti, relativo alla stagione sportiva 2020-2021. Venti pagine di prescrizioni e regole, che al punto P/27 recita: «si precisa che, per il campo di gioco, può essere concessa deroga alle società per il tempo necessario all’ultimazione dei lavori, previa indicazione di un campo alternativo provvisto di agibilità definitiva. In caso contrario dovrà essere disposto dall’ente proprietario la concessione della struttura per la disputa di gare a porte chiuse». Ipotesi drammatica, soprattutto per la Torres. Che non potrebbe gestire una stagione con posti sugli spalti per meno di 200 tifosi. E non sembrerebbe avere piani di riserva sottomano. Diversa la situazione del Latte Dolce, che a quanto pare potrebbe trasferirsi al campo di Sennori, che dovrebbe avere le carte in regola.Si vedrà, di sicuro entrambe le società devono presentare i nullaosta per la disputa delle partite di serie D e di coppa Italia per potere perfezionare l’iscrizione alla serie D, entro il 31 luglio. In caso contrario l’iscrizione potrebbe clamorosamente saltare.Ultima nota: all’incontro di martedì non ci saranno né Torres né Latte Dolce. Il motivo è semplice: la concessione annuale per l’utilizzo del Vanni Sanna è scaduta il 30 giugno.

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