Al Santissima Annunziata, sala emergenze per pazienti grigi

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La sala consentirà di trattare i soggetti con patologie tempo dipendenti e che, in attesa di tampone, vengono considerati sospetti Covid. I locali sono stati dedicati all´infermiere Fabrizio Beccaris, scomparso di recente

SASSARI – Una sala dedicata alle emergenze legate alle patologie tempo dipendenti, come quelle cardiologiche, craniche, politraumi, che hanno bisogno di interventi rapidi e dove potranno sostare i pazienti sospetti Covid o “grigi” in attesa di esito di tampone. Una sala con due postazioni (all’occorrenza possono diventare anche tre) dotate di monitor centralizzati. La sala è stata dedicata all’infermiere Fabrizio Beccaris, scomparso a Sassari di recente. La sala è stata inaugurata lunedì, al quinto piano del Santissima Annunziata, nel Reparto di Rianimazione, alla presenza di una rappresentanza degli operatori della struttura, del direttore del Dipartimento dell’Emergenza-urgenza Pier Paolo Terragni, del responsabile Professioni infermieristiche Piero Bulla, del cappellano dell’Aou don Paolo Mulas. Alla breve cerimonia, erano presenti anche Alba Bulla, moglie dell’infermiere scomparso, con i figli Eugenio, Martina e Michela, e Nicolò Licheri, direttore del Distretto sanitario di Sassari dove Beccaris ha lavorato negli ultimi anni della sua carriera.
La sala è collegata con un percorso dedicato ai sospetti Covid che, attraverso un ascensore che comunica con il Pronto soccorso, la Radiologia interventistica, l’Emodinamica, consente l’accesso di medici ed infermieri in sicurezza. Inoltre, in un’area isolata, si trovano anche un locale per la vestizione ed uno per la svestizione degli operatori sanitari. La sala è attiva già dal primo giugno ed in media è stato trattato un paziente al giorno, al momento tutti negativi al Covid-19. È stato il dirigente medico del reparto Marco Vidili a ricordare la figura di Beccaris ed a scoprire con la moglie dell’infermiere scomparso a maggio la targa commemorativa posizionata sulla porta della nuova sala. «È un motivo d’orgoglio per la nostra famiglia – ha detto commossa Alba Bulla – oltre che per tutti i colleghi che hanno avuto modo di condividere l’esperienza lavorativa con Fabrizio». «Dedicare a Fabrizio questa sala – ha aggiunto don Mulas, che ha benedetto i nuovi locali – è il riconoscimento di un lavoro fatto in una famiglia come quella della nostra azienda ospedaliera, che non è semplicemente un posto di lavoro, ma un luogo dove medici e infermieri diventano compagni di viaggio per tante famiglie».
Fabrizio Beccaris, ex coordinatore dell’Anestesia e della Rianimazione del Santissima Annunziata, è deceduto nelle scorse settimane. In forza alla struttura dal 2000, nel 2003 divenne coordinatore dell’Unità operativa di Anestesia multidisciplinare, incarico che mantenne fino al 2007, anno in cui gli venne assegnata la posizione organizzativa di Area critica del servizio infermieristico dell’Asl di Sassari. Da giugno 2010 a maggio 2013, ricevette l’incarico di coordinatore dell’Unità operativa di Rianimazione del Santissima Annunziata. Dal 2013 al 2014, ricoprì l’incarico di posizione organizzativa Cdi-Pua nel Distretto di Sassari e dal 2014, fino alla sua scomparsa, ricoprì l’incarico di posizione organizzativa dell’Area distrettuale di Sassari. «Con questa sala della Terapia intensiva – ha detto a margine della cerimonia Terragni – è stata individuata un’area critica per la gestione dei pazienti grigi al Santissima Annunziata. Una situazione che consentirà di gestire gli eventuali casi sospetti, con patologie tempo dipendenti, in sicurezza». «Fabrizio si è sempre distinto per la sua abnegazione lavorativa – ha aggiunto il coordinatore della Terapia intensiva del Santissima Annunziata Alessandro Nasone – ha sempre dato il massimo e fatto il massimo per far crescere le unità operative che ha coordinato. Considerata la sua preparazione professionale, da tutti gli infermieri che hanno avuto il piacere di lavorare con lui, è sempre stato considerato un maestro e una guida. La sua prematura scomparsa ha lasciato un grande vuoto negli infermieri che l’hanno conosciuto».

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