Riqualificare le aree degradate

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Valerio Scanu (Cip): «Un piano strategico per recuperare spazi al servizio del porto industriale»di Gavino Masia

01 Giugno 2020

PORTO TORRES. Il nuovo corso del Consorzio industriale provinciale di Sassari punta al rilancio delle aree dismesse del comparto industriale di Porto Torres. Dove sono ancora presenti veri e propri ruderi di grandi fabbriche, che deturpano l’ambiente circostante anche per la presenza di rifiuti speciali. Negli intendimenti della nuova governance del Cips ci sono delle linee operative che tracciano una serie di interventi che conducono all’integrazione e alla modifica delle norme tecniche di attuazione del Piano regolatore territoriale, per l’individuazione di aree da destinare a servizi e attività complementari alle attività produttive. Il Prt risale infatti agli anni 70 – predisposto allora per accogliere l’industria chimica pesante e con esigenza di aree e infrastrutture di enormi dimensioni – e attualmente non rispondente alle reali esigenze delle imprese insediate. Per questo motivo dovrà adeguarsi ai grandi cambiamenti nel settore industriale e rispondere a nuove e diverse esigenze, come infrastrutture di terza generazione e tecnologie avanzate. «La nostra volontà è quella di attivarci per la riqualificazione di aree da destinare ad attività di assoluta rilevanza nell’area retroportuale di Porto Torres – dice il presidente del Cips, Valerio Scanu -, che rivestono una funzione strategica per l’intero nord ovest della Sardegna: nasce da questo indirizzo la possibilità di individuare aree da destinare ad attività di servizi per la nautica e all’economia portuale in genere». Il Consorzio vuole dare dunque un impulso deciso per individuare una nuova veste delle aree industriali, non solo in termini infrastrutturali ma anche sotto il profilo dell’attrattività. «Una nuova programmazione che inizia collaborando e dialogando con altri attori del territorio come l’università di Sassari – aggiunge il presidente del Cips -, con cui sarà proposto un concorso di idee per definire principi e obiettivi di sostenibilità e qualità del paesaggio industriale. Tutto questo nell’ottica di perseguire la maggiore attrattività negli agglomerati industriali di competenza – prosegue -, con uno studio che deve tenere conto delle linee guida per i paesaggi industriali in Sardegna, elaborate dall’osservatorio della pianificazione urbanistica e della qualità del paesaggio della Regione, per realizzare obbiettivi di medio periodo». Il progetto generale punta ad una miglior localizzazione degli impianti e delle strutture nuove o da modificare, per massimizzare le economie di agglomerazione, di localizzazione e di prossimità, i risparmi energetici e i benefici derivanti dal riuso e dal recupero delle preesistenze che rappresentano di per sé stesse un valore. «Le aree industriali devono cambiare così come negli intendimenti del Consorzio industriale – conclude Scanu – per la loro configurazione spaziale e funzionale degli insediamenti produttivi: in un approccio sistemico che si riveli idoneo a potenziare e arricchire la fruibilità e la vivibilità degli spazi urbani, dei sistemi del verde e delle risorse naturali».

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