La San Pasquale resiste ai colpi del lockdown

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Nulvi, le consegne a domicilio potrebbero diventare un servizio permanente Un’azienda storica che resta il fiore all’occhiello dell’economia dell’Anglonadi Mauro Tedde

07 Maggio 2020

NULVI. Come tutte le aziende del settore anche la cooperativa lattiero casearia “San Pasquale” ha dovuto fare i conti con l’emergenza coronavirus. Ma nonostante tutto è riuscita a parere i colpi e ad organizzarsi per recuperare, in particolare, le ridotte vendite dello spaccio dell’azienda che in questi mesi ha dovuto fare i conti con il calo della capacità di acquisto delle famiglie.L’azienda ha infatti organizzato un servizio di consegna a domicilio dei suoi prodotti che sta lentamente dando i suoi buoni risultati e potrebbe anche diventare un servizio permanente. La cooperativa nulvese anche in questo frangente ha stretto i denti e fatto in modo che la crisi non risultasse così nefasta. Ovviamente confida, come l’intero settore, nell’avvio di un piano straordinario di promozione sia a livello nazionale che internazionale, per rilanciare l’immagine e il consumo dei prodotti italiani e quindi dei pecorini. La “San Pasquale” è ormai un’importante realtà del territorio che va salvaguardata. Nella Top1000 Sardegna, l’elenco delle più importanti aziende sarde pubblicato dalla Nuova Sardegna, è infatti a metà classifica e la prima dell’Anglona, che ne piazza solo tre. Gli indici calcolati dall’indagine forniscono una bella fotografia dell’azienda, che ha una sua dinamicità dimostrabile anche dall’analisi per flussi. Analizzando gli indicatori presi in esame, la fotografia appare ancor più chiara perché si prende in considerazione il reddito aziendale sia come utile netto di bilancio, sia come reddito derivante dalla sola gestione caratteristica aziendale, sia come margine operativo lordo, escludendo gli ammortamenti e gli altri accantonamenti. Come spiega Gerolamo Meloni, presidente del collegio sindacale della San Pasquale «le cooperative non hanno scopo di lucro e l’utile della San Pasquale è pari a zero in quanto lo stesso è stato già assegnato ai soci con i “ristorni”, cioè le differenze fra il prezzo pagato in acconto per il latte e il suo saldo. Infatti la cooperativa paga un prezzo di acconto sul latte versato e solo a fine campagna, sulla base dei ricavi della vendita del formaggio, pagherà l’eventuale saldo agli allevatori, dopo la copertura dei costi sostenuti».La cooperativa gode quindi ancora di un’ottima salute, ha un rating bancario molto elevato, dà lavoro a una quindicina di dipendenti e remunera il latte con dei prezzi che la attestano fra i migliori trasformatori sardi. Effettua continui investimenti per il miglioramento del prodotto e la salvaguardia dell’ambiente e del benessere dei dipendenti. E soprattutto punta sulla qualità della produzione con eccellenze come il “Granglona”, imitato ma non migliorato dagli altri produttori sardi.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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