«Complicato gestire i funerali»

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Sacerdoti in difficoltà con le nuove regole. Don Luciano Salaris: era meglio lasciare tutto come primadi Luca Fiori

06 Maggio 2020

SASSARI. Possibilmente all’aperto, alla presenza di 15 persone care, distanziate tra loro e con la mascherina, ma finalmente non più da soli in cimitero come è stato in questi ultimi due mesi.Con la Fase 2 cambiano le regole anche per le celebrazioni dei riti funebri e da ieri è in vigore in città e nel resto della diocesi il decreto esecutivo firmato da monsignor Gian Franco Saba. Una serie di raccomandazioni che i sacerdoti dovranno seguire durante le esequie e di regole da far rispettare ai pochi presenti ammessi alle funzioni religiose.Un decreto che fino a ieri sera prevedeva anche l’obbligo di misurazione della temperatura con termoscanner ai parenti del defunto, ma che con una nota da parte della segreteria generale della conferenza episcopale italiana è stata dichiarata non più necessaria.«Sarebbe stato uno dei problemi principali – spiega don Luciano Salaris, parroco di San Paolo – perché in questo periodo molti parroci non hanno la possibilità di essere aiutati e mi sono chiesto se avremmo dovuto farci trovare all’ingresso della chiesa col termoscanner al posto dell’aspersorio».Tra le prime raccomandazioni del decreto firmato dal capo della chiesa turritana c’è il consiglio di valutare l’opportunità di celebrare le esequie all’aperto in spazi idonei e nelle aree cimiteriali dove ci sia la possibilità. La raccomandazione per i sacerdoti è naturalmente quella di mantenere e far rispettare un adeguato distanziamento fisico. I fedeli ammessi al rito – si raccomanda nel decreto – non dovranno superare il numero di 15, distanziati di almeno un metro l’uno dall’altro e muniti di mascherina. Sarà importante che tutti rispettino le raccomandazioni, ma non sarà semplice. «Ipotizziamo che all’inizio della celebrazione siano presenti 13 parenti stretti – spiega don Luciano Salaris – e nel caso non fossero tutti in regola con le precauzioni come ci comportiamo? Li mandiamo via?. Iniziamo la messa e arrivano altri parenti – prosegue il sacerdote – cosa dobbiamo fare? Interrompere la celebrazione, controllare che anche questi siano in regola e impedire che si superi il numero di 15 persone? Nel frattempo, le persone rimaste fuori dalla chiesa potrebbero dar vita un assembramento – prosegue il parroco – chi interviene? ». Tra le raccomandazioni inviate ai sacerdoti c’è poi quella dell’uso della mascherina da parte del celebrante all’accoglienza del feretro e durante la distribuzione della comunione, «avendo cura di mantenere le distanze di sicurezza – si legge nel decreto – e dopo un’accurata igienizzazione delle mani. La Chiesa sia regolarmente igienizzata attraverso la pulizia delle superfici e degli arredi mediante l’utilizzo di idonei detergenti ad azione antisettica a seguito di ogni celebrazione e i locali siano di volta in volta sufficientemente arieggiati. Si eviti lo scambio di pace nella forma consueta – raccomanda l’arcivescovo – sostituendolo eventualmente con un cenno del capo». Oltre alle difficoltà logistiche adeguarsi alle nuove disposizione per le parrocchie comporterà anche dei costi». «Le spese parrocchiali sono coperte dalle offerte delle messe – spiega don Luciano – che in questo periodo sono venute a mancare e tutto quello che arriva lo utilizziamo per il sostentamento delle famiglie in difficoltà. Come acquistiamo i prodotti per la sanificazione? Io avrei continuato con la semplice benedizione della salma all’ingresso della chiesa o in alternativa farei svolgere le funzioni funebri direttamente al cimitero, magari all’aperto. Un’ altra soluzione – conclude il sacerdote – sarebbe quella di individuare alcune parrocchie, una per zona pastorale), fornirle del materiale e del personale necessario per la sanificazione e destinarle solo ai funerali».

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