Scuole di danza: non fateci morire

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Le palestre private alla Regione: «Urgente ripartire, dateci spazi all’aperto e sostegni economici» di Paoletta Farina

04 Maggio 2020

SASSARI. Le scuole di danza private chiedono sostegno e interventi per non morire. L’emergenza Covid le ha costrette a chiudere le palestre e l’incertezza sul quando potranno ripartire non fa che accrescere il timore che, se potranno riprendere l’attività solo tra qualche mese, molte di loro debbano chiudere per sempre. Proprio per sollecitare chiarezza dal governo e dalle istituzioni è nato un movimento spontaneo che raggruppa le oltre ventimila scuole di danza italiane. Un comparto nel quale si sono formati grandi ballerini applauditi dalle platee di tutto il mondo, ma che resta “invisibile” perché non è mai stato regolamentato e normato come tale, affiliato come è al settore dello sport.Da quel collettivo spontaneo nato su whatsapp è sorta AssoDanza Italia, con referenti in tutte le Regioni, che si è fatta promotrice di una petizione portata all’attenzione del ministro dello Sport Vincenzo Spadafora. Ma occorre che si arrivi a una fase operativa, perché ogni giorno che passa mette a rischio non solo il lavoro di maestri e insegnanti, ma un’opportunità di opzione e crescita artistica dei cinque milioni di allievi in tutta Italia che frequentano piccole e grandi scuole.Giuseppina Perantoni è la titolare della “Abc” di Porto Torres e referente regionale di AssoDanza Italia e spiega il perché della mobilitazione. «In Sardegna hanno aderito oltre un centinaio di scuole private che si sono ritrovate dall’oggi al domani senza poter programmare il loro futuro. La situazione è diversa per ciascuna di loro: c’è chi ha i locali in affitto, chi è proprietario e sta pagando un mutuo e senza poter svolgere le lezioni si trova in difficoltà economiche perché sono mancati gli incassi. Al momento non sappiamo se potremo avere un aiuto dello Stato per le nostre attività – afferma –, ma nel frattempo chiediamo che ci venga concessa l’opportunità di poter continuare a svolgere il nostro lavoro nel rispetto di precise norme di sicurezza». Nella petizione al governo, infatti, AssoDanza chiede che si definisca con urgenza un canone unico forfettario per gli affitti delle palestre da proporre ai proprietari degli immobili fino alla data di riapertura, e poi l’individuazione, in tempi rapidi di un calendario di riapertura delle scuole di danza che sia compatibile con le modalità di svolgimento della didattica. E ancora l’elenco preciso delle disposizioni per la sanificazione necessaria alla riapertura e durante lo svolgimento delle lezioni. Non tutte le palestre però hanno le superfici adatte ad ospitare lo stesso numero di allievi presenti prima dell’epidemia. «Per questo si sta valutando l’ipotesi di tenere la didattica in spazi all’aperto come parchi e giardini che in altre Regioni sono già stati riaperti– dice Giuseppina Perantoni –. Di conseguenza in Sardegna abbiamo la necessità di aprire un tavolo di confronto con Regione e Comuni per poter concretizzare l’utilizzo di questa modalità ma non solo». La referente sarda di AssoDanza ha, infatti, già mandato una richiesta di confronto e partecipazione ai tavoli tecnici per la ripartenza, al presidente della giunta regionale Christian Solinas, dell’assemblea sarda, Michele Pais, all’assessore e alla commissione regionali alla Cultura, e si appresta a fare altrettanto con i sindaci sardi. Tra i riconoscimenti richiesti, la concessione gratuita di spazi aperti, l’abbattimento di Tari, Tasi e Imu per il periodo di chiusura delle attività e l’accesso a u bonus affitti impresa.Nel frattempo la grande community della danza si ritrova sul web. Molte palestre hanno continuato a fare i corsi in remoto, per continuare a tenere stretto il legame con gli allievi. E poi c’è la solidarietà che ricevono dalle stelle del balletto che li invitano a non demordere. Però è dura. «Se le nostre istanze non verranno prese in considerazione con urgenza la metà delle scuole non potrà mai più riaprire», conclude amaramente Giuseppina Perantoni.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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