L’appello di parrucchieri ed estetiste a Sassari: «Sicurezza garantita ora fateci lavorare»

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Troppe bollette, rischiamo la crisi Nadia Cossu

30 Aprile 2020

SASSARI. Sanificatori, sterilizzatori, barriere di plexiglas, visiere, mascherine, guanti, camici e asciugamani monouso, igienizzanti a disposizione dei clienti. Sono solo alcuni degli accorgimenti che i titolari di saloni di parrucchieri, barberie e centri estetici di Sassari hanno adottato per ripartire: «Siamo pronti, non fateci aspettare fino a giugno – dicono rivolgendosi alla Regione – o rischiamo di vanificare tutti gli sforzi fatti in questi tre mesi di stop». Perché gli investimenti ci sono stati e sono stati importanti – basti pensare che solo il sanificatore degli ambienti costa quasi mille euro – l’adeguamento dei locali rispetta i protocolli «e il nostro lavoro – spiegano – è molto più sicuro di tanti altri che hanno già avuto l’ok per ricominciare».C’è un aspetto molto importante in tutta questa storia fatta di restrizioni e timori per la sicurezza di operatori e clienti: «Molti sottovalutano – spiega Virginia Gaias, estetista con la qualifica certificata Oti (Oncology training international) – il fatto che l’estetista di oggi non è più quella che faceva la ceretta e toglieva i peli. O, quantomeno, non è solo quella. È soprattutto altro. Lavora su pazienti oncologiche o affette da altre patologie, del sangue, cardiovascolari, autoimmuni. Questo significa due cose: da un lato che siamo costantemente aggiornate e formate. Dall’altro che le nostre attrezzature e il nostro modo di lavorare già da tempo si sono necessariamente adeguati allo standard dell’utenza. Per intenderci, per noi non è una novità sterilizzare gli strumenti, i lettini delle cabine, o usare guanti e mascherine. Lo facevamo prima e lo faremo ora a maggior ragione incrementando i dispositivi di sicurezza». Virginia, che prima che scoppiasse la pandemia stava per avviare un’attività in proprio, idea che è stata costretta ad accantonare suo malgrado, sottolinea anche un altro aspetto: «Il benessere rafforza le difese immunitarie, è risaputo. E io credo che dopo due mesi di reclusione forzata tutti abbiamo bisogno di prenderci cura di noi stessi anche sotto questo profilo. Per stare meglio».Che ci siano i margini per ripartire subito è anche la convinzione di Gianluca e Rita, fratello e sorella parrucchieri, con salone in via Grazia Deledda: «Una volta che è stato rispettato il protocollo di sicurezza si riapre. Noi ad esempio abbiamo un salone di 80 metri quadri diviso in tre ampi spazi, la distanza tra poltrone è garantita, avremo mascherina e guanti e così i clienti. Abbiamo sempre lavorato su appuntamento e procederemo in questo modo: tre entrano e tre escono. All’ingresso abbiamo già allestito un arredo che ospita il kit completo: igienizzante, mascherina, kimono, asciugamani. Tutto usa e getta. Ecco perché siamo convinti che si possa ricominciare a lavorare in assoluta sicurezza da subito».Mariella, del centro estetico Heliantus di via Mazzini, è una voce un po’ fuori dal coro, per quanto riguarda la riapertura a maggio: «La salute viene prima di ogni altra cosa. Ho paura in primis come persona, poi come professionista. Io sono già in regola, anche se lo Stato non ha imposto obblighi io offrirò alle clienti tutti i dispositivi. Ho quattro cabine ma scordiamoci di lavorare come prima, mai più 4 clienti insieme, non è fattibile. E comunque aspetterei giugno. Perché chi ci garantisce che qui a Sassari, dove l’epidemia non è esplosa se non negli ambienti sanitari, non scoppi all’improvviso non appena la gente riprenderà a uscire? E se il presidente Solinas decretasse la riapertura a maggio, siamo sicuri che il Governo, se dovesse verificarsi il caos, ci sosterrebbe? No, il mio centro riaprirà il primo giugno».Ada Saba, il primo barbiere donna in Sardegna, ha un grazioso salone in via Manno. Lei fa questo lavoro dal 1979: «Da quando avevo 15 anni. Per me il problema davvero non si pone. Nei miei 40 metri quadri siamo io e il cliente, la sicurezza è garantita. Bisogna riaprire subito, le bollette sono arrivate in questo periodo. Come le paghiamo?».Anche Ilaria Pischedda, titolare del centro estetico “Lughente” in via dei Mille è prontissima: «Ho acquistato tutto il necessario, compreso il sanificatore che igienizza qualsiasi superficie. Dentro la cabina c’è il kit completo monouso, utilizzeremo la mascherina chirurgica per i trattamenti a distanza e quella Ffp2 per quelli ravvicinati sul viso. Ho rispettato il piano di Confestetica nel dettaglio, appenderò le indicazioni in tutto il centro estetico, i clienti avranno l’obbligo di indossare i calzari all’ingresso. Ho acquistato igienizzanti capaci di ammazzare qualsiasi tipo di germi in cinque minuti. Armiamoci di coraggio e andiamo avanti. Adesso».«Vogliamo ripartire – dice Fabrizio Biccheddu, parrucchiere a Corte Santa Maria – ma ce lo dicano per tempo quando potrà accadere. Abbiamo adeguato i locali ma non vorremmo ritrovarci all’ultimo momento con altri interventi da fare che ci costringeranno a rimandare l’apertura. Sarebbe la fine».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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