«Fase 2, regole chiare e protocolli efficaci»

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«Fase 2, regole chiare e protocolli efficaci»

In vista del graduale allentamento delle restrizioni imposte dal periodo di quarantena, il presidente del Conservatorio Canepa Ivano Iai propone l´adozione per enti pubblici e privati di un “modello organizzativo umanitario”

SASSARI – L’emergenza sanitaria in atto ha stravolto non solo l’attività d’impresa, ma anche quella delle istituzioni pubbliche, delle scuole, delle università e dei conservatori italiani. La questione delle responsabilità dei vertici degli enti sta diventando ogni giorno più attuale, a seguito anche di numerose indagini svolte da procure sarde e della Penisola sulle morti da Covid-19 nelle Residenze sanitarie assistenziali. L’avvento della tanto attesa “Fase 2” porterà ad un graduale allentamento delle restrizioni imposte dal periodo di quarantena. Diventa dunque ancora più urgente per enti, associazioni ed istituzioni pubbliche e private adottare ogni cautela per tutelare i propri dipendenti e gli utenti che riprenderanno a frequentare (in base alle norme sul distanziamento sociale) le varie strutture.
Ma quale potrebbe essere una soluzione efficace da adottare tempestivamente in materia di sicurezza sanitaria per enti pubblici e privati? A suggerire una possibile strada è il presidente del Conservatorio “Canepa” di Sassari Ivano Iai, avvocato penalista e docente di procedura penale. «Il Governo dovrebbe pensare ad una sorta di estensione del già sperimentato “modello 231” – spiega Iai – dettando con urgenza nuove norme che includano la materia della sicurezza sanitaria e ne estendano l’applicazione anche agli Enti pubblici, così come avviene per le società private limitatamente ad alcune materie». Il modello previsto dalla legge 231 del 2001 è uno schema di organizzazione e gestione, adottabile dalle persone giuridiche, per prevenire la responsabilità penale degli enti. Se correttamente applicato, il modello prevede l’attivazione di un “organismo di vigilanza”, chiamato ad assicurare un’attività di monitoraggio costante sulle iniziative intraprese dagli enti e sulle misure di prevenzione adottate o in corso di attuazione e, in caso di inerzia, stimolare le misure di adeguamento.
«L’applicazione di un modello analogo a quello cosiddetto 231 – conclude il presidente – consentirebbe alle istituzioni di alta formazione, alle scuole e agli uffici pubblici, di adottare protocolli comportamentali omogenei che studenti, dipendenti, utenti dovranno osservare al fine di scongiurare i rischi di contagio o diffusione del virus, con l’utilità ulteriore di prevenire, in generale, altre malattie e infezioni nei luoghi di lavoro. L’auspicata disciplina (che dovrebbe favorire l’adozione di una sorta di “modello organizzativo umanitario”) costituirebbe inoltre un’efficace garanzia anche dal punto di vista delle responsabilità per le strutture che applicano la normativa giacché, ove si verifichino casi di Covid-19, darebbe modo ai legali rappresentanti degli enti di dimostrare di aver adottato, applicato e fatto osservare le regole nelle rispettive istituzioni sia dai dipendenti che, nel caso di scuole, università e conservatori, anche dagli studenti».
Nella foto: il presidente Ivano Iai

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