Una maschera sportiva che salva le vite

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Il progetto di un gruppo di sassaresi per il reparto di Malattie infettive realizzato con la stampante 3D del Polo tecnico Dessìdi Roberto Sanna

26 Aprile 2020

SASSARI. Una maschera subacquea opportunamente modificata diventerà un nuovo dispositivo di sicurezza nel reparto di Malattie infettive. Il tutto con una spesa di pochi euro perché la modifica, consistente di fatto nella possibilità di dotare la maschera di una doppia valvola in entrata e uscita, verrà effettuata grazie all’utilizzo delle stampanti 3D del Polo tecnico Dessì Lamarmora di via Monte Grappa seguendo il progetto di un gruppo di lavoro quasi tutto sassarese che sta mettendo in questi giorni gli ultimi tasselli necessari a far diventare realtà un’intuizione di qualche settimana fa.Le maschere sono quelle che Decathlon produce da qualche anno a questa parte, destinate agli appassionati di snorkeling. L’emergenza coronavirus ha visto poi l’azienda francese fare una donazione di diecimila pezzi alle regioni italiane, con l’invito a utilizzarle per i pazienti. L’idea del gruppo sassarese, formatosi in maniera quasi casuale con un mix di amicizie preesistenti e contatti coi social network, è stata quella di adattarle alle esigenze degli operatori sanitari sfruttando la tecnologia delle stampanti 3D. Un’idea giudicata degna di attenzione dal reparto di Malattie infettive, che ha dato loro le dodici maschere (che sugli scaffali dei negozi Decathlon hanno un costo che si aggira attorno ai quaranta euro) ricevute a suo tempo ed effettuare poi le modifiche necessarie. «Il punto di partenza – spiega il coordinatore del progetto Alessio Maurandi – è stata la realizzazione da parte dell’azienda bresciana Isinnova, della cosiddetta “valvola Charlotte” , utilizzata per convertire le maschere da snorkeling in dispositivi ospedalieri d’emergenza per la ventilazione esterna a pressione positiva, i cosidetti CPAP. Da questa valvola, grazie all’autorizzazione della stessa azienda, è cominciata la ricerca di nuove soluzioni tecniche per sfruttare gli stessi materiali e realizzare un dispositivo di protezione individuale di alto livello per il personale ospedaliero. Un lavoro, il nostro, guidato dai principi di efficacia, efficienza e velocità di realizzazione». La prima città che ha sperimentato questa riconversione è stata Brescia, una delle più colpite dall’emergenza, dove oltre cinquecento pazienti respirano grazie alla riconversione delle maschere.A Sassari si è pensato alle esigenze degli operatori ospedalieri: «Abbiamo progettato una semplice modifica alla valvola Charlotte con la quale è possibile utilizzare i tradizionali filtri antibatterici monouso – aggiunge Maurandi –.La differenza principale rispetto ad altre soluzioni proposte da altri imprenditori sul territorio nazionale consiste dell’implementazione di un sistema valvolare, costituito da due valvole di non ritorno, in ingresso e in uscita del flusso respiratorio che consente l’applicazione di due filtri, uno in entrata e l’altro in uscita. Un’innovazione che ci ha consentito di creare il primo dispositivo al mondo di filtraggio bidirezionale dell’aria, col quale si possono sostituire quattro altri dispositivi: la mascherina chirurgica per il controllo del proprio droplet, le mascherine di tipo ffp2 e ffp3, gli occhiali a ventosa e la visiera. In questo modo sarà possibile offrire al personale ospedaliero una maschera d’emergenza in caso si trovino nell’impossibilità di avere a disposizione o reperire uno dei dispositivi indicati».I vantaggi di queste maschere sono tanti e uno è sicuramente la sostenibilità economica del progetto: «Abbiamo già avuto l’adesione di alcuni partner che si sono messi a disposizione gratuitamente per la stampa della valvola Charlotte e della componentistica di raccordo dei filtri, che sono poi l’unico prodotto di consumo». La realizzazione sarà curata col Polo tecnologico di via Montegrappa: siamo alle ultime battute e le maschere verranno consegnate al reparto.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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