«Mascherine, il prezzo viene deciso dal mercato»

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Il presidente dell’Ordine Cadeddu risponde alle numerose critiche sui social  Aziende improvvisate e iva troppo alta: «Ma bisogna stare attenti alla qualità» di Luca Fiori

23 Aprile 2020

SASSARI. Li hanno accusati di aver lucrato sull’emergenza, di aver ritirato la merce dal mercato e poi di averla riproposta sul banco a prezzi più elevati. Travolti dalle polemiche sui social – dove soprattutto in questi giorni di noia un insulto non si nega a nessuno – i farmacisti chiedono un po’ di rispetto e in loro difesa interviene l’ Ordine provinciale.«In questi giorni difficili per tutti – spiega il presidente dei farmacisti Roberto Cadeddu – proviamo tristezza e sconcerto di fronte alle polemiche sul prezzo delle mascherine, che infuriano sui social. Siamo stati identificati per comodità come i responsabili degli aumenti – aggiunge Cadeddu – ma siamo solo ultimo anello tangibile di una catena invisibile che concorre a creare il problema». Esposti al rischio di contagio al pari di qualsiasi altro operatore sanitario, al servizio della collettività 365 giorni l’anno, festivi compresi, i farmacisti vorrebbero far capire alla comunità che il prezzo delle mascherine è determinato da molteplici fattori. «La mascherina chirurgica, come dice chiaramente il suo nome – spiega il presidente dell’Ordine – aveva precedentemente solo la funzione di proteggere il paziente durante un intervento chirurgico e il suo uso estremamente marginale era limitato ai soli medici, dentisti e veterinari che si rifornivano di questi presidi da grossisti specializzati in forniture di materiale sanitario. Il mercato della farmacia era assente per le mascherine Ffp1, Ffp2, Ffp3, destinate a carrozzieri, falegnami, chimici, e ridottissimo per le chirurgiche, che avevano un costo di 9 euro e 90 centesimi in confezione da 50 pezzi non sconfezionabile». Il prezzo più alto della manodopera italiana e la ricerca di prezzi sempre più bassi – hanno determinato in passato la completa delocalizzazione delle aziende produttrici in Cina, con dei prezzi e tempi d’importazione correlati alle necessità interne del mercato italiano pre-pandemia. «Nel mese di gennaio – spiega Cadeddu – quando l’epidemia era endemica in Cina e il consumo di mascherine da parte del mercato interno cinese aumentava esponenzialmente, il governo e le aziende importatrici italiane, ritenendo che il popolo italiano non sarebbe stato coinvolto nell’epidemia, hanno trascurato l’approvvigionamento e le aziende produttrici di prodotti sanitari di aumentare la produzione di beni divenuti poi introvabili quali: alcool etilico, termometri a infrarossi, pulsossimetri, gel lavamani e guanti». Quello che la gente non riesce a capire secondo i farmacisti è che la regola di mercato della domanda e dell’offerta si applica anche ai presidi sanitari. A causa dell’assenza di una attività calmieratrice sui prezzi da parte del governo, dei frequenti sequestri, anche a opera di altri paesi, delle conseguenti assicurazioni sugli stessi e dell’aumento dei costi d’importazione, di sdoganamento e dei tempi di attesa, i prezzi di cessione alle farmacie si sarebbero gonfiati a dismisura. «Se a questo aggiungiamo l’Iva ostinatamente mantenuta al pari dei beni di lusso al 22 percento – spiega il presidente dell’ordine – otteniamo un prezzo d’acquisto Iva inclusa in alcuni casi anche di 2 euro. Tra aziende improvvisate e tutorial per mascherine fatta in casa rivendichiamo la qualità e la nostra professionalità. I farmacisti – conclude Cadeddu – seppur rinnovando la propria disponibilità a distribuire gratuitamente per conto della Regione le mascherine alle categorie più fragili, respingono con indignazione gli insulti subiti e avvertono che chiunque diffama in maniera arbitraria la professione dovrà risponderne legalmente». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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