Farris: «Il nuovo turismo smart, verde e flessibile»

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La ricetta per il rilancio del docente universitario di Ecologia del paesaggio «Gestione on line e offerta di qualità ci permetteranno passi avanti enormi» di Giovanni Bua

22 Aprile 2020

SASSARI. Un nuovo modello di turismo, smart, sostenibile e flessibile. Un’occasione da non farsi sfuggire per riequilibrare la fruizione di aree interne e costiere e redistribuire i flussi nel corso dell’anno. Un approccio virtuoso, impegnativo e complesso, che unisca economia, ecologia, innovazione e antica bellezza. E che, per una volta, ci veda tutti insieme: consumatori, imprenditori, politici, ambientalisti, start up innovative, e portatori delle più antiche tradizioni.Questa la ricetta di Emmanuele Farris, docente di Ecologia del Paesaggio e Reti Ecologiche all’università di Sassari per: «Trasformare una criticità in opportunità, sapendo cogliere occasioni di innovazione e sviluppo inimmaginabili (e quasi utopistiche) fino a un paio di mesi fa».«L’offerta turistica – argomenta Farris – è fortemente sbilanciato verso una stagione e pochi luoghi specifici. Per un paio di mesi tutti i servizi sono sottodimensionati rispetto ad un sovra-carico di utenze, centinaia di migliaia di persone chiedono beni, servizi ed esperienze ben oltre la capacità del sistema di offrirle e metterle in rete. E per provarci consuma ulteriore suolo o volumetrie e assiste al quotidiano appiattimento dei sistemi dunali costieri e alla perdita di ettari di spiagge nel medio-lungo termine». «D’altra parte il settore turistico – spiega il docente – dà lavoro a migliaia di sardi almeno per alcuni mesi all’anno e presenta ottime prospettive di crescita. È quindi un settore che può e deve riscoprire una leadership nuova nel contesto economico regionale». «Se però continuiamo a pensare ad una ripartenza che volesse ricalcare il modello di turismo poco sostenibile (a livello economico, sociale e ambientale) che finora abbiamo realizzato per ambire al ritorno del modello passato, rischiamo come minimo di posticipare la riapertura ancora di mesi, e soprattutto di perdere l’importante opportunità di ripensare le regole e rilanciare il comparto».«Se riuscissimo a declinare un nuovo modello – sottolinea Farris –, probabilmente faticheremo all’inizio, ma potremo porci in una posizione di vantaggio per il prossimo futuro». L’idea: abituarsi ad offrire ed esigere un’offerta turistica di qualità, ma contingentata. «Non sarà probabilmente possibile decidere ora per adesso di andare in spiaggia – continua Farris –. Serviranno servizi online di prenotazione. Un portale unico dove accanto alle spiagge compaiano i musei, i siti archeologici, i parchi naturali e le aree protette, le città d’arte, e così via. Le spiagge rimarranno sempre la meta più ambita, ma chi non troverà posto in spiaggia potrà invece andare a visitare un sito archeologico o a fare una passeggiata in montagna. Un sistema turistico regionale di qualità, ad alto tasso tecnologico (con notevoli benefici per le nostre start-up e imprese giovani che operano nel settore), ad alta sostenibilità: in primis sanitaria ma anche socio-economica e ambientale». «Ciò di cui non abbiamo bisogno – chiude Farris – in questa fase è una semplificazione delle problematiche, che rischia di individuare un problema alla volta per un settore alla volta; abbiamo invece bisogno di una governance che colga l’opportunità di gestire la transizione . Tutti siamo chiamati a fare la nostra parte, ora o mai più».

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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