Trasferta con rapina, in cella barbiere di Ittiri

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Avrebbe partecipato a un assalto a un distributore che ha fruttato 12mila euro. Dopo il blitz, il precipitoso rientro nell’isola. Due giorni fa l’arresto dei carabinieri   Luca Fiori

21 Aprile 2020

SASSARI. Dopo il brutale assalto a un benzinaio di via del Doss a Como all’inizio di febbraio – con un dipendente legato e un colpo di pistola esploso in aria – aveva intascato la sua parte di bottino ed era tornato nell’isola. Pensava di averla fatta franca ed era pronto ad aprire un salone da barbiere a Sassari, Roberto Cossu, ittirese di 42 anni, ma il suo progetto si è scontrato prima con la chiusura delle attività commerciali imposte dall’emergenza sanitaria e poi con l’ordinanza di custodia cautelare richiesta dalla Procura della Repubblica di Como che lo ha raggiunto nella sua abitazione di Ittiri.Sono stati i carabinieri della compagnia di Alghero due giorni fa a stringergli le manette intorno ai polsi e ad accompagnarlo nel carcere di Bancali con l’accusa di rapina in concorso. In carcere a Como sono finiti anche i suoi due presunti complici: un operaio lombardo di 40 anni e un cittadino turco di 35. Questi ultimi due erano già stati arrestati dopo un secondo colpo messo a segno a marzo ai danni di una gioielleria al centro di Como, rapina alla quale il barbiere di Ittiri non aveva partecipato. I suoi presunti complici i prossimi giorni compariranno di fronte al giudice delle indagini preliminari che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare richiesta dal sostituto procuratore Mariano Fadda. Roberto Cossu sarà invece interrogato da un gip di Sassari su rogatoria, all’interno del carcere di Bancali. Le indagini che hanno portato agli arresti sono state condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Como. I militari, guidati dal tenente colonnello Adrea Ilari, non si sono fermate dopo il fermo dei primi due rapinatori. Un mese dopo l’assalto al distributore gli altri due componenti della banda si erano resi responsabili di una seconda rapina. Un blitz alla gioielleria di via Adamo del Pero, nel centro storico di Como. In quell’occasione avevano agito camuffando il proprio volto con le mascherine antivirus. Il colpo era stato messo a segno da un operaio con qualche precedente con la giustizia che era stato fin da subito individuato e arrestato dai militari dell’Arma. Il suo complice, di nazionalità turca e residente a Como, era riuscito a fuggire ma era poi stato rintracciato, sempre dal nucleo investigativo di Como, il 7 marzo successivo in un bar presso la frontiera con la Svizzera mentre cercava di vendere un anello Trilogy, del valore di 5mila euro, parte del bottino della rapina. Fino a due giorni fa all’appello mancava solo il barbiere di Ittiri. L’uomo residente da un po’ di tempo a Lainate in Lombardia, dopo il colpo era tornato precipitosamente in Sardegna. I carabinieri non lo avevano mai perso di vista e avevano scoperto che stava per dare vita a un’attività di barbiere a Sassari. Il salone era quasi pronto, ma prima che potesse inaugurarlo è arrivata la serrata generale per il coronavirus. Due giorni fa il sogno è stato definitivamente infranto dalle manette. Secondo le accuse della Procura di Como il 6 febbraio scorso il barbiere e i suoi due complici avrebbero immobilizzato e legato un dipendente dell’esercizio commerciale. I tre avrebbero esploso, a scopo intimidatorio, un colpo di pistola all’indirizzo dell’uomo – senza fortunatamente ferirlo – mentre tentava di inseguirli una volta liberatosi dai legacci. I rapinatori erano poi fuggiti con 12mila euro, l’incasso dell’intera giornata.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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