Elisa guarita dal Covid: «È stata dura ma ho vinto»

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La 28enne originaria di Cargeghe fa l’infermiera in una clinica in Piemonte. «Io e la mia famiglia abbiamo vissuto un incubo, ora sogno il mare di Alghero» Nadia Cossu

20 Aprile 2020

SASSARI. Sogna due cose: tornare quanto prima a indossare il camice da infermiera e poi fare un bel bagno nel mare di Alghero dove tutti gli anni trascorre le vacanze estive.Elisa Ruiu, 28 anni, due luminosi occhi verdi e un sorriso dolcissimo, è originaria di Cargeghe e da quattro anni lavora in una clinica privata di Casale Monferrato come infermiera nella continuità assistenziale. Si prende cioè cura di quei pazienti che vengono dimessi dagli ospedali e che devono però proseguire un percorso terapeutico. Da 40 giorni, però, Elisa è a casa. Contagiata dal coronavirus che si è impossessato di lei e della sua famiglia senza dar loro tregua per settimane. Catapultati nel peggiore degli incubi, in alcuni momenti con la paura di non farcela. Ora, dopo lunghissimi giorni fatti di febbre, dolori forti alle ossa, sconforto e angoscia, Elisa sorride di nuovo: «Sto bene, stiamo tutti bene. Posso dire di essere guarita ma aspetto la conferma dei due tamponi che ho fatto il 15 e il 16 aprile e che dovrebbero ufficializzare la negatività al virus». Tutto è cominciato poco dopo il 9 marzo. «Avevo qualche giorno di ferie e ho iniziato a sentirmi male – racconta – un dolore alle ossa tipico dell’influenza. Poi è arrivata la febbre, a 38. Ma è durata solo due giorni, mentre i dolori sono andati avanti per due settimane. Sudavo anche se la temperatura si era abbassata. Ho curato con l’antibiotico, così come indicato dai medici, e finalmente ne sono uscita». Elisa ha affidato alla sua bacheca Facebook il “bilancio” di questo periodo della sua vita. «Vorrei dirvi cosa ho imparato da questi ormai 40 giorni chiusa in casa – scrive – All’inizio stai male non hai tempo di preoccuparti che la tua vita, i tuoi ritmi sballati dai turni si siano fermati. Poi si ammalano le persone che sono in casa con te. Allora lì invece non hai il tempo di pensare a quanto tu stia male, perché prima di essere una figlia, una sorella e una ragazza di 28 anni, sei comunque un’infermiera». E per questo, da subito, ha capito che qualcosa non andava. «Probabilmente ho portato io il virus in casa, non so. Ci siamo curati e per fortuna non è stato necessario il ricovero in ospedale. Mi ritengo molto fortunata, ho amici e colleghi che hanno perso familiari, ed è terribile. Io ho avuto paura, sì, perché ti accorgi di come questo virus possa colpire chiunque in maniera diversa». C’è chi ha superato tutto stando in casa e chi invece è dovuto ricorrere alle cure ospedaliere. C’è chi è guarito e chi purtroppo non ce l’ha fatta. «Anche quando il decorso comincia ad andare meglio tu vivi nell’ansia che peggiori da un momento all’altro. Inizia il panico, le crisi di pianto, pensi che l’incubo non finirà mai. Perché, credetemi, per chi non l’ha provato, e spero non dobbiate mai scoprirlo, è un incubo. È come stare sulle montagne russe e all’improvviso si rompono e tu continui a girare all’impazzata con l’unico desiderio che si fermi». Per Elisa e per la sua famiglia fortunatamente si è fermato tutto: «Vorrei dire a chi sta affrontando questo momento di non mollare. Anche se è difficile, anche se si vedono i propri cari stare male bisogna tenere duro». Lei intanto sogna il mare della Sardegna: «Mio papà è di Cargeghe, abbiamo la casa lì in paese e andiamo tutte le estati. Spero sarà possibile farlo anche quest’anno».

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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