Coronavirus: per attori, cantanti e musicisti pochi soldi e futuro incerto

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La cantante Barbara SannaL’intrattenimento riprenderà per ultimo: il grido d’allarme dei lavoratori. Zero concerti e spettacoli dal vivo, matrimoni saltati: la stagione è compromessaAlessandro Pirina

19 Aprile 2020

SASSARI. “The show must go on”, si dice solitamente. Ma in questo momento lo spettacolo non può andare avanti. Non ce la fa. Il coronavirus ha spazzato via tutto: concerti, serate, cinema, teatro, pianobar. E quando si parla di ripresa l’intrattenimento, fonte dei principali (e tanto temuti) assembramenti, è sempre all’ultimo posto. Tutto rinviato a data da destinarsi. Dunque, per attori, cantanti, musicisti il presente è nero, ma il futuro appare ancora più funesto.«Per noi non c’è niente – dice Barbara Sanna , cantante sassarese da anni sui palchi dell’isola –. Ci sono questi 600 euro per i lavoratori dello spettacolo, ma sono poco o nulla. Io sono iscritta alla Siae come compositrice e qualcosa dovrebbe arrivare. Ma so che molti colleghi stanno chiedendo il reddito di cittadinanza. Il grande problema è che nel futuro non c’è niente. Io avevo un cartellone fissato, dall’8 maggio avrei dovuto lavorare in un hotel in Costa Smeralda, ma tutto si è fermato. Ormai ho una sola prospettiva: andare a vivere in campagna. È sempre stato il mio sogno, ma dopo questa esperienza chiusa in casa è diventata la priorità». Anche per Carlo Pieraccini , musicista sassarese, tutti i programmi sono andati in fumo: serate, concerti, matrimoni.«Com’è uscito il decreto volevo vomitare rabbia contro chiunque – racconta –. State a casa. Punto. Ci stavano togliendo quello che è il nostro sostentamento. Poi è arrivata la notizia di questi 600 euro, che – per fortuna – hanno esteso dalle partite Iva anche agli operatori dello spettacolo con un minimo di giornate lavorative. Li ho ricevuti due giorni fa. Ma per il resto la vedo lunga e buia».Pieraccini non è ottimista sulla ripresa delle attività. «Purtroppo noi siamo la prima causa di assembramento – dice –. Ho già perso due mesi di lavoro. In estate io suono nelle strutture di una catena alberghiera. Se gli hotel aprono e si organizzano bene forse potremmo anche riprendere a lavorare con una platea di persone, ovviamente nel rispetto delle distanze. Tutto il resto lo vedo in salita: dalle sagre di piazza ai matrimoni».Un ragionamento che non si discosta da quello di Roberto Acciaro , musicista di Tempio. «Per chi fa il mio mestiere il problema sta su due fronti – spiega –. C’è quello economico, perché il lavoro è diviso tra sommerso e dichiarato, e dunque non tutti possono ricorrere ai 600 euro dati dallo Stato. E poi c’è quello sociale: il nostro è un mestiere che si fa a contatto con gli altri. Chi fa pianobar suona perché c’è la gente. E se la gente non può venire è ovvio che salta tutto. E da noi questo è ancora più complicato, perché noi sardi aspettiamo la stagione. Per chi fa musica questo è il periodo d’oro: hotel, locali, pianobar, matrimoni. Da quanto si dice tutti gli spettacoli sono bloccati fino a dicembre. L’unica scialuppa potrebbe arrivare da resort e locali all’aperto».Vede più roseo Maria Giovanna Cherchi , la cantante di Bolotana star delle piazze. «Sono ottimista perché sono convinta che a metà estate le cose si stabilizzeranno un pochino. La gente avrà bisogno di tornare alla normalità». Anche se fino a quel momento per chi vive di spettacolo sarà difficile sbarcare il lunario. «Io faccio anche l’insegnante e sono una privilegiata. Ho diritto ai 600 euro ma li lascio a chi ne ha più bisogno di me. Conosco tante persone che fanno soltanto musica e stanno facendo enorme fatica». Ne è consapevole Renato Piccinnu , con la R&G music organizzatore di spettacoli e agente di artisti e cantanti.«Il 95 per cento degli spettacoli in Sardegna sono feste di piazza, solo il 5 sono eventi a pagamento. Anche quando si riprenderà sarà difficile, perché le feste patronali si organizzano con le questue: con che coraggio si andrà a chiedere un’offerta a chi sta morendo di fame?». Piccinnu sa che la sua stagione, quest’anno, è finita prima di cominciare, ma fa una riflessione sull’importanza dello spettacolo, anche in un momento in cui i sipari sono tutti abbassati. «Se la gente pensa che gli artisti siano inutili, come certe volte sembra, allora provi a passare la quarantena senza libri, film o musica».

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