Tecnologia 3D contro l’epidemia

0
4

Da un gruppo di studenti i supporti in materiale bio per mascherine e una simulazione che utilizza Usini come parametro di Roberto Sanna

18 Aprile 2020

SASSARI. Una stampante in 3D basta per alleviare la fatica di chi, quotidianamente, è costretto a indossare le mascherine protettive all’interno dei reparti ad alto rischio di contagio coronavirus. È l’idea vincente del Dynamic Range Studio, un gruppo di ricerca e sperimentazione che unisce alcuni studenti dell’hinterland sassarese che si sono messi insieme per lavorare insieme a progetti artistici e tecnologici. Dall’unione delle loro idee sono nati supporti per le mascherine che presto verranno realizzati e distribuiti. Non solo: utilizzando come parametro virtuale il paese di Usini, hanno fatto una simulazione dell’epidemia giungendo alla conclusione che la cosa migliore è quella di stare a casa. Ricerca che, messa sul web (è visionabile sul blog del loro Dyamic Range Studio), ha avuto 12mila visualizzazioni.I componenti del gruppo di lavoro sono Gabriel Spanu (sviluppo e direzione), 23 anni, di Usini, proveniente dall’Accademia di Belle Arti di Sassari; Giorgio Fausto Canu (sviluppo e direzione) 23 anni, di Ossi, della facoltà di Chimica di Sassari; Gabriele Sini (ricerca e comunicazione), 22 anni, di Usini, laureato in Scienze della comunicazione all’università di Bologna; Luca Masia (supporto e ricerca) 21, di Ossi, della facoltà di Chimica e tecnologie farmaceutiche di Sassari; Simona Andreeva (ricerca e traduzione in inglese e bulgaro) 24 anni, della facoltà di Veterinaria di Sofia e Riccardo Lupinu (promozione) 21 anni, di Usini, della facoltà di Ingegneria informatica di Sassari. Il progetto dei supporti delle mascherine parte da lontano, grazie a una stampante 3D acquistata da Federico Dore, Giorgio Fausto Canu e Gabriel Spanu che hanno cominciato a produrre oggetti personalizzati. Qualche settimana fa «abbiamo deciso di metterci in gioco in questa emergenza utilizzando le nuove tecnologie – racconta Gabriel Spanu – e tra le altre cose siamo stati contattati da alcune persone che lavorano nel reparto di terapia sub-intensiva del Policlinico di Sassari. Ci hanno chiesto di produrre, con la nostra stampante, una protezione che evitasse il logoramento della parte posteriore delle loro orecchie dovuto ai lacci delle mascherine. Siamo riusciti a farlo modificando alcuni file gratuiti presenti su internet e utilizzando come materiale il PLA, un polimero simile alla plastica ma a base biologica (amido di mais), quindi non tossico e biodegradabile». La loro idea adesso è entrare nel entrare nel network Makers Pro sa Sardigna che tramite finanziamenti regionali è già riuscito a produrre una quantità enorme di sussidi per il personale socio-sanitario tramite le stesse stampanti 3D.E poi c’è la ricerca: «Siamo partiti da un articolo sul Washington Post che però proponeva come metodo la non-quarantena disinteressandosi della mortalità e, partendo da una comunità modellata sulla base di quella di Usini, abbiamo utilizzato i dati ufficiali del censimento e le statistiche della mortalità per fasce d’età. I dati utilizzati in partenza nelle simulazioni rispettano quelli comunicati dal ministero della Salute e il risultato è stato che con la scelta del governo Conte soltanto l’8% della popolazione è risultata affetta da coronavirus, contro il 97% del “free for all” e il 66% della quarantena parziale».©RIPRODUZIONE RISERVATA

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

promo lavazza sassari