Ossi, il paese in ginocchio: «Ma qui non è Codogno»

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In un mese dieci vittime e 61 persone contagiate tra popolazione e Villa Gardenia Comune e parrocchia in campo per l’emergenza: «Ma il problema ora è il lavoro» di Luca Fiori

18 Aprile 2020

OSSI. «Qui non è Codogno», ripetono sindaco e assessori riuniti nella sala consigliare del municipio per fare il punto sull’emergenza insieme al parroco del paese, mentre fuori nel piazzale c’è la fila dei cittadini arrivati per chiedere i buoni spesa che serviranno per mandare avanti la famiglia. Eppure non sono passate neanche due settimane dall’appello disperato, inviato proprio da questa sala al Prefetto, alle Unità di crisi regionale e locale per la gestione dell’emergenza Covid-19, e alla Protezione civile, per chiedere interventi immediati che evitassero che Ossi si trasformasse in un gigantesco focolaio alle porte di Sassari.«È un appello che ho lanciato io quando i contagi rischiavano di estendersi a tutta la popolazione – spiega il primo cittadino Giovanni Serra – ma oggi possiamo dire che la situazione è sotto controllo. L’emergenza ora è diventata quella economica».Eppure c’è stato un momento che questo centro di 5650 abitanti, uno dei più colpiti della provincia, ha rischiato di non riuscire a gestire una situazione che come da altre parti ha trovato strutture e personale impreparati. Il campanello d’allarme all’interno della casa di riposo Villa Gardenia, alla periferia del paese, si era acceso il primo aprile con la notizia dei primi due contagiati. In appena dieci giorni la situazione è precipitata con 67 positivi e cinque vittime, quasi tutte in età avanzata. Eppure il primo a perdere la vita a Ossi, stroncato dal coronavirus prima ancora dei casi di positività a Villa Gardenia, il 23 marzo scorso era stato Roberto Pais, un ambulante di appena 51 anni. «Ad oggi – spiega il sindaco Serra – Ossi conta dieci morti a causa del coronavirus, otto dei quali erano ricoverati all’interno della casa di riposo Villa Gardenia. La maggior parte di loro erano anziani con altre patologie che purtroppo non sono riusciti a sconfiggere il virus». Sulla gestione dell’emergenza nella casa di riposo del paese farà luce l’inchiesta della Procura della Repubblica di Sassari, che ha già puntato la lente d’ingrandimento sulla Rsa e proprio ieri ha ricevuto un nuovo esposto da parte del Codacons affinché si indaghi per omicidio plurimo doloso. «La magistratura farà il suo lavoro – prosegue il primo cittadino – ma ora possiamo dire che la situazione è nettamente migliorata. All’interno della struttura ci sono ancora 43 positivi – aggiunge Serra – ma grazie all’equipe infermieristica inviata dall’Ats la struttura è stata divisa in aree covid e no covid, sono stati creati dei percorsi e piazzate delle tende che consentono di evitare altri contagi. L’Ats ha inviato anche dei medici, ma credo che servirebbe una presenza costante di professionisti». Fuori dai cancelli invalicabili di Villa Gardenia i positivi al covid in tutto il paese in questo momento sono 18. «Sono tutte donne – spiega il sindaco – che lavorano in ambito sanitario e per fortuna stanno tutte bene». I problemi in questo momento sono quelli delle famiglie rimaste improvvisamente senza sostentamento. «Abbiamo già distribuito i buoni spesa a 160 nuclei familiari – spiega l’assessora ai servizi sociali Patrizia Muresu – e dopo aver riaperto il bando abbiamo ricevuto altre 100 richieste d’aiuto da altrettante famiglie. Il paese non è mai stato così in ginocchio – aggiunge l’esponente della giunta – ma per fortuna c’è anche tanta solidarietà». Gomito a gomito con il comune lavora don Felix, il parroco arrivato a Ossi lo scorso settembre. «Come parrocchia siamo passati ad assistere da 90 a 120 famiglie del paese – spiega il sacerdote – e ora molti chiedono aiuto per la bombola e per le bollette. A Ossi il coronavirus non ha fermato il volontariato e le attività parrocchiali – spiega con il sorriso don Felix – anche se i nostri incontri si sono spostai sui canali social. Ho dovuto annullare qualche matrimonio e qualche battesimo è vero – conclude il parroco del paese – ma quando tutto passerà potremo riprendere a stare insieme e accoglieremo anche i nuovi nati, come la piccola Anna nata qualche giorno fa, proprio quando temevano di diventare un’altra Codogno».©RIPRODUZIONE RISERVATA

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