Imprese di pulizie in grave crisi

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Barbara Grandu (Arteclean): «Con l’emergenza due terzi del personale a casa e fatturato in calo»di Paoletta Farina

15 Aprile 2020

SASSARI. C’è un’altra parte del mondo del lavoro che in questa quarantena ha dovuto rinchiudersi in casa in attesa di tempi migliori. È quello delle imprese di pulizia di strutture ricettive, uffici, negozi. Chiusi questi ultimi per decreto, le aziende che curano un aspetto importante come l’igiene, ancor più in una situazione di pandemia, devono fare i conti con una clientela che è sparita, con dipendenti che si sono ritrovati senza stipendio e non possono nemmeno godere di bonus, e per giunta con costi saliti alle stelle del materiale di protezione e di lavoro per quelle poche attività che ancora riescono a svolgere. Barbara Grandu è la titolare di Arteclean, ditta che impiegava 34 persone prima che il coronavirus bloccasse l’economia. Una donna dinamica, con un’impresa in rosa perché 33 delle sue addette sono donne. «Ora in 22 sono a casa e solo 12 stanno continuando l’attività – racconta –. Alcune non hanno potuto ottenere nemmeno la cassa integrazione, le domande sono state accettate in minima parte. Molte di loro con lo stipendio mandavano avanti tutta la famiglia. Una situazione disastrosa per chi è monoreddito e non ha potuto ottenere gli ammortizzatori sociali».L’attività di Arteclean è radicata su Sassari, Stintino, Alghero, Castelsardo e Porto Cervo. «A Sassari ci occupiamo prevalentemente della pulizia di condomini, uffici, esercizi commerciali, palestre, istituti di credito, cantieri edilizi ed è un lavoro che svolgiamo prevalentemente nella stagione invernale – spiega l’imprenditrice –. Dalla primavera, invece, siamo impegnate negli alberghi, in bed and breakfast, e lavoriamo anche con agenzie immobiliari e privati nella case vacanza, nelle barche. Forniamo biancheria, servizio di governanti ai proprietari di ville e check out e check in a chi affitta la propria residenza». Con l’epidemia che non si sa quando finirà e che ha messo seriamente in pericolo la stagione turistica 2020, sono buste paga che verranno cancellate. «Proprio in vista dell’estate avevamo previsto quaranta assunzioni che al momento non posso dire se sarò in grado di fare», commenta amaramente Barbara Grandu.Perciò, al momento, il lavoro principale resta quello nei condomini o in qualche negozio che ancora non ha abbassato le serrande perché svolge un’attività essenziale. «Poco, rispetto al fatturato precedente – ammette la titolare di Arteclean –. E nel frattempo i nostri costi sono aumentati di tre volte. Il personale indossa tutti i dispositivi di protezione con prezzi che sono lievitati: una tuta che prima dell’emergenza sanitaria pagavamo 3 euro più Iva ora costa 9,50 euro sempre con l’Iva al 22 per cento. Per le mascherine ci siamo arrangiate: ce le confeziona una nostra dipendente che è anche sarta. L’alcol a 75 gradi che usiamo per i lavaggi fino a due mesi fa si acquistava a 95 centesimi al litro ora costa 1 euro 75 centesimi (con la maggiorazione dell’Iva ). Anche l’ipoclorito di sodio è aumentato di prezzo. E dobbiamo girare tra tutti i nostri fornitori per avere un minimo di scorte».Ma Barbara Grandu non si scoraggia e guarda a nuovi servizi da offrire. «Ho già comprato una macchina per la sanificazione, tramite nebulizzazione, degli uffici e sto valutando l’acquisto di un’apparecchiatura ad ozono. C’è però un problema: per certificare l’intervento, come è giusto che sia, occorre la dichiarazione di un virologo». Burocrazia che evidentemente aumenta i costi dell’operazione. «E non è certo un periodo in cui si hanno le tasche piene e poi l’incertezza sul futuro ci costringe a risparmiare», sottolinea Barbara Grandu.

leggi l’articolo su: La nuova Sardegna

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