Se stare a casa è fonte di incidenti

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In quarantena ci si improvvisa falegnami e muratori e sono in aumento gli infortuni domestici 

SASSARI. Rovinose cadute da scale a pioli, ferite da seghe elettriche, ustioni in cucina, storte e fratture. Il popolo della quarantena è costretto a casa e ne approfitta per piccoli lavori di edilizia o falegnameria di cui non sempre ha competenza, pulizie ardite del proprio appartamento con arrampicamenti da scalatori dell’Himalaya, un’attività forsennata ai fornelli. Tutto per ammazzare la noia, che si sta prolungando a dismisura, dell’isolamento forzato.

Un pericoloso fai da te che purtroppo si trascina dietro una serie di incidenti domestici. I dati nazionali parlano di un aumento di piccoli infortuni casalinghi. Un aumento logico considerato che sono legati a una maggiore permanenza tra le mura domestiche e dopo settimane di restrizioni che riguardano tutta la popolazione italiana è più facile che cresca il numero di persone che scivolano sul pavimento bagnato o si feriscono tagliando la legna.

Un osservatorio privilegiato di quello che sta avvenendo è l’Unità operativa complessa di ortopedia e traumatologia dell’Aou, diretta da Franco Cudoni che, hub per il centro nord Sardegna dell’emergenza e urgenza, in questi giorni di allarme sanitario ha, non solo continuato a garantire le cure, ma ha avuto conferma di come la metà dei sardi che sta trascorrendo la giornata “ai domiciliari” alleggeriti, paghi l’ipercinetica attività con qualche osso rotto.

«Sì, abbiamo trattato diversi casi di incidenti domestici – afferma Franco Cudoni –. Addirittura con due politraumatizzati. Uno riguardava un uomo che, nel tentativo di riparare un cornicione, è caduto da una scala procurandosi la frattura del bacino e di un braccio, al gomito e all’omero. Un altro si è fratturato ugualmente per una caduta da una scala su cui stava eseguendo lavori all’impianto elettrico».

Anche il giardinaggio, occasione per stare all’aria aperta ampiamente sfruttata da chi ha la fortuna di possedere uno spazio verde, ha fatto “vittime”. «Abbiamo registrato diverse fratture del polso, sempre per cadute avvenute mentre si praticava questa attività». E poi c’è stato il taglialegna improvvisato, che ha rischiato di perdere qualche dito di una mano.

«Siamo di fronte a due aspetti. Il primo è che essendosi bloccati i piccoli lavori di edilizia c’è chi provvede personalmente a farseli – commenta il dottor Cudoni -. Inoltre c’è l’aspetto economico. Si risparmia, con il fai da te, ma si rischia di pagarla cara in termini di salute. Perciò il consiglio che posso dare è di non cimentarsi se non si ha esperienza, di farsi assistere da un familiare evitando di commettere imprudenze. Meglio ancora di rimandare il lavoro se non c’è urgenza e aspettare a quando sarà disponibile un operaio esperto e qualificato».

Intanto la Traumatologia continua a svolgere attività per le urgenze, assicurare l’assistenza post operatoria e dare risposte all’utenza se non è il caso che ricorra direttamente al reparto. «Abbiamo un numero di telefono dedicato a queste ultime esigenze – fa sapere Cudoni –, come piccoli traumi». «E voglio invitare anche i pazienti ad essere tranquilli –aggiunge il direttore dell’Unità operativa –: se hanno necessità di ricovero, l’ospedale è perfettamente funzionante e in grado di garantire il massimo delle cure. Stiamo continuando a trattare tutte le fratture del femore (con 1200 interventi all’anno, il numero più alto in Sardegna , che devono essere risolte nell’arco di 48 ore, e il nostro reparto opera in massima sicurezza: sono stati realizzati i percorsi Covid e abbiamo tutti i dispositivi necessari».

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