Coronavirus, da Stintino ad Alghero la drammatica estate degli stagionali

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Piccoli imprenditori, camerieri, ristoratori, addetti ai servizi: in bilico il futuro di decine di migliaia di lavoratori estivi

SASSARI. Cercavano l’estate tutto l’anno, all’improvviso eccola qua ma per l’esercito dei lavoratori stagionali legati all’industria del turismo la bella stagione si è già trasformata in un incubo. Migliaia di persone che con l’arrivo del weekend di Pasqua cominciavano a riavviare la loro attività lavorativa sono rimasti col motore spento, senza prospettive se non quella di attendere che qualcuno, dall’alto, faccia qualcosa per loro. Intere famiglie legate agli alberghi, titolari di ristoranti e bar, piccoli imprenditori specializzati in servizi e attività ricreative, proprietari di stabilimenti balneari: l’elenco degli appartenenti all’indotto è lunghissimo, quasi tutto legato al turismo sulle coste. Settore dove ci sono poche, e bruttissime certezze: la gente dall’estero non arriverà, al massimo ci sarà qualcuno dal resto della penisola, e bisognerà puntare quasi tutte le chance sui movimenti interni.

«Parliamoci chiaro, negli hotel il turismo interno incide per una percentuale dell’otto per cento» dice sconsolato Stefano Visconti, presidente della Federalberghi del Nord Sardegna, che poi aggiunge «Sicuramente è un’utile e valida risorsa, ma la stagione si fa con altri numeri. Il problema degli stagionali è di quelli che non ti fanno dormire la notte, nella provincia di Sassari parliamo di decine di migliaia di persone altrettanti che lavorano indirettamente. Il nostro personale è fatto di famiglie, sono rapporti che durano da una vita e non si interrompono nemmeno d’inverno, spesso capita che prendiamo a lavorare i figli. Un hotel muove cuochi, camerieri, addetti alle pulizie, poi ci sono i fornitori e i piccoli artigiani che fanno le manutenzioni. Se puoi pagare loro muovi l’economia, ma è tutta gente che già ad aprile contava di avere un reddito e invece è tutto fermo, stiamo sperando di acchiappare la stagione per la coda di luglio grazie agli arrivi dall’Italia. Con due grandi incognite: la gente probabilmente avrà meno soldi da spendere e anche ferie da fare, visto che molte aziende per questioni di bilancio le aziende le stanno facendo consumare adesso».

Antonio Diana, sindaco di Stintino, quando parlava della spiaggia della Pelosa a numero chiuso aveva sicuramente un’altra idea rispetto a quella che si sta prospettando: «Il nostro è un paese fermo e la situazione è compromessa, tantissime famiglie stintinesi traggono il loro sostentamento dalle attività estive. A star male sono soprattutto quelli delle grandi strutture che sono legati alle prenotazioni coi tour operator, che sono state tutte cancellate. Forse, dico forse, le piccole strutture qualcosa potranno fare. Per gli stagionali spero che il governo faccia qualcosa, altrimenti sarà un dramma. A salvare un po’ l’estate potrebbe essere il fatto che da noi c’è comunque un certo movimento legato alle seconde case, ma certo il livello di occupazione non potrà essere come quelli a cui eravamo abituati. Anche perché tutte le aziende, anche quando sono ferme, hanno delle spese da sostenere. A Pasqua, solitamente, erano tutti aperti ma adesso tutto è bloccato».

Pier Giuseppe Canu, presidente della Confcommercio territoriale, prova a fare i primi conti: «Le piccole attività legate ai centri abitati più grossi in qualche modo potrebbero sopravvivere – spiega – perché comunque la gente d’estate si sposta, va al mare, esce la sera, insomma spende. L’area di Stintino, Sassari e Alghero credo che qualcosa riuscirà a fare, il problema è più grosso per quelle località isolate e realtà come la Costa Smeralda, legate quasi del tutto agli arrivi da fuori che con i movimenti interni non lavorano praticamente nulla. Per non parlare delle zone interne o della costa orientale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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