Sfuggono i positivi: Psichiatria chiusa sanificata e riaperta

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L’angoscia di un medico che vive i propri sintomi del virus Da 9 ore nel container: «Ho febbre e il dolore toracico sale»

SASSARI. Un medico passa al setaccio sulla propria pelle i sintomi Covid19, si rivolge ai colleghi in chat, perché non si sente sufficientemente protetto, chiede aiuto e dice di fare in fretta perché il dolore al petto aumenta: «Sempre febbre alta e sofferenza toracica. La saturazione regge anche se ho proprio senso di pesantezza toracica».

Sono messaggi delle 23 di giovedì, ma il medico è dentro uno dei container all’esterno del Pronto Soccorso che attende l’esito del tampone dalle 14. Sono passate nove ore, e lei, per deformazione professionale, ascolta e decifra i segnali che il proprio corpo le sta inviando. Ancora non le hanno fatto una tac per avere un quadro polmonare, e non è stata nemmeno trasferita in quella zona definita grigia, dove i protocolli dicono di prendere in gestione i pazienti sospetti positivi in attesa dell’esito del tampone.

I suoi colleghi sono preoccupati, non sono per nulla convinti della accuratezza della gestione sanitaria, e si consultano via whatsapp: «C’è una collega precaria dalle 14 in pronto soccorso con tutti i sintomi del Covid19. Forse è stata contagiata durante il servizio di guardia medica. Ancora non sa l’esito dei tamponi. È possibile che resti buttata dentro un container così tante ore? Non si può far nulla per accelerare i tempi? È anche diabetica. E se la trascina da quattordici giorni». Molti si lamentano sulla gestione inadeguata dei casi sospetti, sulla mancato utilizzo dei percorsi protetti per i pazienti che denunciano sintomi. Eppure la recentissima circolare dell’assessorato regionale alla sanità fornisce direttive piuttosto rigide: «All’interno dei Presidi Ospedalieri pubblici, nei quali sono presenti reparti dedicati alla gestione esclusiva dei pazienti affetti da Covid-19 e reparti non Covid-19, devono essere nettamente separati i percorsi clinico-assistenziali e il flusso dei pazienti». Questo protocollo, all’interno dell’ospedale, ancora non viene rispettato in maniera rigorosa, e le falle all’ingresso sono evidenti. Soprattutto il tampone non viene effettuato su tutte le new entry, che non vengono affatto trattate come se fossero casi potenzialmente positivi. Il risultato sono reparti chiusi a singhiozzo per sanificazione e decine di sanitari, pazienti e famiari sottoposti a test o in quarantena.

L’ultimo caso è proprio di ieri. Un paziente di Ozieri, in procinto di dimissioni, è risultato positivo al Covid-19 nel “Servizio psichiatrico di diagnosi e cura” dell’Aou. Il reparto è stato subito chiuso e l’uomo è stato ricoverato in via precauzionale in Malattie infettive. Si tratta di un paziente che ieri mattina sarebbe dovuto tornare nella casa di riposo di provenienza ma, dopo l’esame del tampone, è risultato positivo al coronavirus. Nel reparto, al primo sottopiano del Santissima Annunziata, intanto, è stata avviata la sanificazione di alcuni ambienti e, in accordo con il medico, è stata stabilita la priorità dei test da effettuare sugli operatori che sono stati a stretto contatto con il paziente. Il reparto con all’interno cinque pazienti ricoverati, dopo le operazioni di pulizia, ha riaperto a eventuali nuovi degenti.

«Dal momento dell’ingresso del paziente – afferma il direttore del Spdc Donato Posadinu – abbiamo adottato tutte le procedure aziendali previste in questi casi. Si tratta di procedure che sono nel nostro operato quotidiano. Il paziente era asintomatico. Inoltre, anche in considerazione del numero ridotto di pazienti ricoverati, abbiamo la possibilità di dedicare una stanza singola per utente. Quindi i pazienti sono “isolati” dal resto dei degenti, usano tutti la mascherina chirurgica mentre nella sala da pranzo, poi, siedono uno per tavolo e a distanza di sicurezza». Per quanto riguarda il personale medico e infermieristico, il direttore del reparto fa sapere che «qui abbiamo i dispositivi di protezione individuali adeguati alle esigenze e li usiamo in maniera responsabile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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