«La mia lunga giornata in casa da solo ma in centro c’è tanta solidarietà»

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SASSARI. Per loro nessuno ha predisposto decreti, circolari ministeriali, ordinanze comunali o la possibilità di scambiare ogni tanto due parole con qualcuno, anche a distanza.In questi giorni di…

SASSARI. Per loro nessuno ha predisposto decreti, circolari ministeriali, ordinanze comunali o la possibilità di scambiare ogni tanto due parole con qualcuno, anche a distanza.

In questi giorni di inquietudine e ansia la vita dei single, dei separati o degli anziani soli – rinchiusi tutto il giorno dentro quattro mura – scorre parallela a quella di chi ha una famiglia, ma con tutte difficoltà che deve affrontare chi invece a causa del virus si è sentito improvvisamente ancora più solo.

In questi casi le possibilità sono due: deprimersi o provare a organizzarsi la vita. Davide Piras, 47 anni sassarese, dottore in scienze agrarie, diviso tra l’insegnamento e l’impegno in un’azienda che si occupa di coltivazione di canapa indoor, ha scelto la seconda opzione.

«Abito al Corso in un appartamento di 90 metri e purtroppo non ho un terrazzo vivibile – spiega l’agronomo – e in questi giorni, quasi mosso dalla smania di non buttare il tempo mi sto dedicando alla lettura e alla musica. Al risveglio – prosegue – mi impongo anche una bella dose di ginnastica ed esercizi, che ormai hanno cadenza quotidiana. I contatti con il resto del mondo passano purtroppo solo attraverso apparecchi elettronici». Eppure basta varcare la soglia di casa – seppure con guanti e mascherina – per capire che qui in centro l’umanità non si è persa. «Il mio è sempre stato un condominio in cui i rapporti fra gli inquilini sono sempre stati più profondi delle relazioni canoniche fra vicini – racconta Davide – in questi giorni per farsi forza mentre si stende o si transita negli spazi comuni ci si informa sui problemi dei vicini e ci si scambia disponibilità e sorrisi. Il centro storico poi, per conformazione, forse aiuta ancora più questa dinamica. Tuttavia, mi fa male apprendere col passare dei giorni, segnali sempre più preoccupanti di situazioni che volgono verso il disagio. Mancati guadagni, preoccupazioni sempre più vive e pressanti, incertezza sul futuro sono temi ricorrenti nello scambiare informazioni con chiunque».

L’uscita per la spesa è l’unica ora d’aria in una giornata che non finisce mai, con un pensiero fisso e la paura del contagio per sé e i propri cari che vivono da un’altra parte della città. «Per quanto mi è possibile, cerco di servirmi presso le attività del centro storico – spiega Davide Piras – in questo momento chiaramente centellino le uscite per gli acquisti». Fondatore per gioco qualche anno fa del gruppo Facebook “Sei di Sassari se…” che raggiunse circa trentamila iscritti, l’agronomo ha scelto di raccontare ogni giorno con un breve video o una foto pubblicata sulla sua pagina Facebook la sua giornata solitaria. Qualche giorno fa il gesto quasi clandestino di un’amica, vicina di casa, che gli ha suonato il campanello e gli ha lasciato davanti al portone una torta tutta per lui è bastato a chi lo ha appreso dai social per capire cosa vuol dire far parte di una comunità.

«Un gesto che mi ha fatto esplodere di umanità, e mi ha fatto anche riflettere. Alla fine ciò che mi ha colpito, oltre all’essere sorpreso dal suono del campanello, da quelle belle parole al citofono di una voce familiare “scendi che c’è qualcosa per te”, e dall’anomala situazione che ci ha imposto di non poterci nemmeno abbracciare, è stato il fatto che più che essere contento per un qualcosa che ho ricevuto, mi sono sentito felice di aver visto davanti ai miei occhi un’azione compiuta. Era una persona che volontariamente aveva pensato nel proprio cuore di fare, e poi di dare. E in questi giorni vale ancora di più».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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