A Casa Serena una tragedia silenziosa

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Nove i decessi da sabato, 23 dall’inizio di marzo. I positivi al virus sono 54, cinque quelli ricoverati in condizioni gravi

SASSARI. È una tragedia immane e silenziosa quella che si sta consumando tra le mura di Casa Serena. Che ogni giorno aggiorna la conta dei decessi, potendo fare davvero poco per arrestarla. Da sabato sono altri nove gli ospiti spirati nella struttura. Con il totale dall’inizio del mese che arriva a 23, di cui 4 deceduti in ospedale e 19 all’interno della residenza. Tra loro almeno 12 erano sicuramente positivi al Covid e 4 negativi, mentre agli altri 7 non è stato fatto il tampone. A questo numero drammatico si devono poi aggiungere altri 5 pazienti ricoverati tra malattie infettive e rianimazione, quelli che versano in condizioni più preoccupanti.

Ad aggiornare il drammatico bollettino il sindaco di Sassari Gian Vittorio Campus. Che fornisce anche i dati degli ospiti positivi e negativi presenti nella casa di riposo di via Pasubio. E sottolinea preoccupato: «Anche per i negativi è indispensabile rifare i tamponi. Dall’ultima rilevazione è infatti passata una settimana, ed è indispensabile sapere se nel mentre qualcuno degli ospiti si è positivizzato. Siamo infatti riusciti a dividere la struttura, due percorsi diversi, due staff diversi, e proprio per questo, serve un controllo costante sui non contagiati dal virus, una positività farebbe ripartire il contagio. Per questo ho sollecitato anche questa mattina gli uffici dell’Igiene pubblica, e ho chiesto al prefetto di riattivare i canali che hanno portato a Casa Serena i medici militari del Celio, per chiedere di nuovo il loro intervento nel caso in cui la risposta non fosse immediata.

Gli ospiti rimasti nella struttura di via Pasubio, dopo le dimissioni volontarie e il trasferimento di alcuni di loro un B&B, sono rimasti 109. Di questi 60 sono negativi al Covid e 49 positivi

Le donne si confermano più resistenti al virus, con 22 positive e 47 negative sulle 69 presenti, Tra i 40 uomini invece i positivi sono 27 e i negativi 13.

La struttura, nonostante i primi interventi per metterla in sicurezza, rimane sotto enorme pressione. Anche perché, nonostante l’aiuto degli infermieri e dei due medici dell’Ats, gli operatori Copas attualmente in servizio sono 45, tra assenze per malattia, per isolamento e per quarantena, mentre a pieno organico dovrebbero essere in 70. A questo si aggiunge il fatto che «i medici di famiglia – sottolinea il sindaco – che hanno in carico tutti gli ospiti della casa di riposo, che non è una residenza sanitaria, sono in gran parte assenti, anche perché molti di loro sono a loro volta in quarantena. Anche a loro ci appelliamo perché aiutino, soprattutto nel seguire gli ospiti Covid negativi».

Il risultato dei ranghi serrati, e della compartimentazione della struttura, è che a saltare per prima è la comunicazione con l’esterno, soprattutto con i parenti degli anziani ospiti. Madri, padri, nonni, a cui non si riesce più a parlare, di cui è difficile avere aggiornamenti sulle condizioni di salute, che si teme di vedere morire senza potergli dare un conforto, e nemmeno l’ultimo saluto.

«Riceviamo costantemente segnalazioni di parenti e di ospiti che vogliono parlare con i parenti – risponde il sindaco Gian Vittorio Campus –. Chiaramente li capiamo, gli stiamo vicini in questo momento drammatico. Ma devono capire che la nostra non è una mancanza di attenzione, non è crudeltà nei loro confronti o nei confronti dei loro cari. Anzi. È impossibile che gli operatori presenti tolgano tempo all’assistenza per rispondere a ogni singola richiesta dei 109 ospiti, è sconsigliabile entrare nelle stanze una volta in più del necessario. E’ doloroso, capisco, ma è fatto per il bene di quelle persone che i parenti vorrebbero contattare. In questi giorni rientrano dalla quarantena alcuni assistenti sociali, e spero che si riesca a essere più puntali nel dare informazioni. Ma da parte di tutti serve comprensione, pazienza, fiducia».

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