Medicina ha riaperto da ieri possibili i ricoveri

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Ambienti sanificati, il reparto ha potuto riprendere una funzionalità normale Un paziente positivo solo al terzo tampone trattato da subito come “rosso”

SASSARI. É evidente che la situazione è cambiata e che tutto quello che è accaduto prima è dovuto al fatto che nessuno (e non solo a Sassari e in Sardegna) era preparato a fronteggiare da subito in maniera adeguata una emergenza come quella del Covid-19. E che quindi gli errori – alcuni pagati a caro prezzo – non si ripeteranno.

La conferma arriva da una storia recentissima. Quella di un paziente entrato nella struttura sanitaria con una sospetta polmonite e risultato negativo ai primi due test con il tampone ma positivo al terzo. L’uomo, dalla Medicina del “Santissima Annunziata” è stato poi trasferito – il 27 marzo – nella Rianimazione Covid di viale San Pietro.

Il paziente, 83 anni – secondo quanto ricostruito dall’Aou – era arrivato al Pronto soccorso il 23 marzo ed era stato trasferito in Medicina. Il reparto ha da subito preso in carico il paziente, adottando tutte le misure di protezione. «Lo abbiamo considerato come fosse un caso positivo – spiega il direttore della struttura Francesco Bandiera – perciò è stato messo in isolamento e dagli operatori sono stati usati tutti i dispositivi necessari. Dopo un secondo tampone, sempre negativo, ha fatto registrare un peggioramento ed è stato trasferito nella Rianimazione del “Santissima Annunziata”. Qui al terzo tampone è risultato positivo e, come previsto dalla procedura, è stato trasferito nella Rianimazione Covid di viale San Pietro».

Il reparto di Medicina è stato sottoposto a sanificazione e ieri alle 14 ha riaperto ai ricoveri. E ha quindi ripreso una funzionalità normale. Forse può sembrare poca cosa i una fase così delicata, con numeri che ancora preoccupano per quanto concerne i contagi e i decessi e per la dimensione riferita al coinvolgimento del personale sanitario. Ma si tratta di un segnale che trasmette ottimismo, che evidenzia come l’adozione dei protocolli e dei percorsi rappresenta una forma di tutela fondamentale per i pazienti e i familiari, per tutto il personale che – a vari livelli – lavora nella struttura sanitaria.

Oggi che il Coronavirus si conosce assai più di quando l’emergenza è cominciata ed è piombata in Sardegna come un uragano, tanto da fare registrare numeri preoccupanti e da record nazionale per quanto riguarda proprio i contagi tra il personale sanitario, le modalità con cui è stato trattato il caso che si è presentato in Medicina (con transito dal Pronto soccorso in sicurezza) indicano che la strada intrapresa è quella giusta. E che ora per migliorare ulteriormente è fondamentale avere subito risorse, dispositivi di protezione individuale e organici. Senza tempi di attesa, senza dovere elemosinare attrezzature che devono essere sempre disponibili. Perchè ora si sa che si combatte come in guerra. Non è un gioco.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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