Due musei regionali per la città

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Intesa preliminare con la Provincia e il Comune sul “ Carmelo” e il Padiglione dell’Artigianato

SASSARI. Dopo oltre un decennio di stop and go, è arrivato alla stretta finale l’ingresso ufficiale del museo Tavolara e del museo del Carmelo nel polo regionale. Se non ci si fosse messa di mezzo l’emergenza coronavirus, sarebbe già stato firmato il protocollo definitivo che assegna al Comune,la gestione ordinaria di entrambi i musei, vede la Regione finanziare la realizzazione e garantire per un triennio i costi, oltre ad adeguare il Carmelo agli standard necessari e, a chiudere il cerchio, la Provincia, proprietaria di quest’ultima struttura, cederla in comodato alla stessa Regione.

L’assessore regionale alla Cultura, Andrea Biancareddu, il sindaco Gian Vittorio Campus e l’amministratore straordinario della Provincia Pietrino Fois sono riusciti a sbrogliare la matassa di un iter che, nonostante fosse stato delineato dai tempi della giunta Soru per giungere alla creazione di una rete museale regionale, negli anni si era arenato di fronte a una serie di ostacoli.

I fondi un momento sparivano, un altro venivano tagliuzzati o dirottati, sono nati ostacoli burocratici sia per la concessione d’uso da Regione a Comune del Padiglione dell’Artigianato, sia dell’ex Carmelo, con la Provincia che, grazie all’accelerata data dall’allora commissario Guido Sechi, due anni fa, era giunta a pochi passi dal definire tutte le questioni aperte. Morale delle favola, si è arrivati al 2020, ma ora ogni casella è stata messa a posto e, fatti i debiti scongiuri, la città di Sassari potrà mettere due pezzi da novanta nella rete museale regionale.

Il Padiglione “Eugenio Tavolara” ospiterà il museo del Design e dell’Artigianato della Sardegna, con i gioielli, i tessuti, i tappeti, le ceramiche e le lavorazioni artistiche che fanno parte del patrimonio dell’ex Isola. Mentre gli spazi dell’ex convento all’Archivolto del Carmine saranno dedicati all’Arte del Novecento e Contemporanea, con la ricca collezione di opere di Giuseppe Biasi e altri importanti artisti sardi, frutto anche di donazioni di privati, da troppo tempo in attesa di trovare una collocazione.

In campo la Regione mette 2 milioni 800mila euro per il Museo del Novecento e un milione per il Carmelo dai fondi comunitari di sviluppo e coesione per gli interventi di ristrutturazione. Altri 200mila euro, equamente suddivisi, andranno per spese extra e di gestione, e per i piani di comunicazione e marketing. Infine la Regione assegna dal suo bilancio 150mila euro all’anno per coprire i costi delle utenze.

Certo, i tempi in cui le due strutture potranno aprire sotto la nuova veste non saranno vicinissimi, c’è l’aspetto del personale e della direzione da affidare. Ma il passo compiuto è importante, per una città che da sempre coltiva l’ambizione di diventare un’attrazione per i turisti. Ma l’accordo a tre finalmente raggiunto pone le basi per poter offrire, in un futuro che si spera comunque prossimo, un patrimonio di cultura in luoghi che di per se stessi rappresentano anche gioielli architettonici.

Il Padiglione ai giardini pubblici, nato dal genio di Tavolara e di Ubaldo Badas, e inaugurato nel 1956, ha spazi grandi e bellissimi che si prestano anche ad altre iniziative culturali. L’edificio del Carmelo ha una storia da raccontare che risale al Seicento e sotto le sue volte si sono consumate le vite dei frati per secoli prima che venisse utilizzato come caserma dei carabinieri. Quando l’emergenza coronavirus sarà finita, c’è da sperare che i due musei possano diventare un simbolo di resurrezione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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