«Presidente Solinas non tagli i diritti dei ragazzi disabili»

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Il commovente video della madre di un ragazzo autistico «Rimborsi adeguati ai centri di riabilitazione convenzionati» 

SASSARI. «Guardate dove il mio figlio autistico oggi sta trascorrendo la sua giornata: rannicchiato in auto. Perché è nervoso, perché non ce la fa più a stare in casa. E cosa succederà se i centri di riabilitazione dovessero chiudere definitivamente perché la Regione ha tagliato il costo delle prestazioni? Ma chi pensa ai disabili e alle loro famiglie? Mi rivolgo al presidente Solinas e a tutta la giunta regionale: adeguate subito gli importi che avete tagliato». Sono parole e immagini commoventi e sconvolgenti quelle che Maria Grazia Pinna ha lanciato in un video su Facebook, che in poco più di 24 ore ha sfiorato le novemila visualizzazioni. Un racconto in prima persona del dramma che i genitori di bambini, ragazzi e adulti svantaggiati stanno vivendo in questo lungo periodo di quarantena per l’emergenza sanitaria. I centri diurni sono stati chiusi per evitare i contagi da coronavirus – restano aperti solo quelli residenziali – ma alle famiglie che hanno dovuto riportare a casa i loro figli, fratelli, genitori, e hanno accettato l’ennesimo sacrificio in questo momento di sacrifici globali, non possono accettare che quando si tornerà alla normalità si ritrovino senza assistenza riabilitativa perché la Regione ha modificato al ribasso il tariffario e i centri specializzati hanno già annunciato che a quelle condizioni, con un taglio dal 20 al 30 per cento, non potranno svolgere il servizio attuale.

«Sono stanca di dovere affrontare sempre battaglie per tutelare i diritti di mio figlio Antonio e con lui quelli degli altri disabili», dice Maria Grazia Pinna. Che per ottenere l’inserimento del ragazzo, ora ventiduenne, nel centro diurno dell’Opera Gesù Nazareno aveva fatto causa, vincendola, all’Assl. «Come è possibile che la Regione abbia preso un simile provvedimento proprio ora? Ci stanno forse prendendo in giro? Purtroppo dei nostri problemi in questi giorni si è parlato poco, ma ne stiamo affrontando tanti. Antonio può considerarsi fortunato perché vive in una casa con un giardino, ma io penso a quelle famiglie chiuse in 50 metri quadri che non sanno più come gestire la situazione».

È più che uno sfogo, quello di Maria Gazia Pinna, è una richiesta di giustizia «per mio figlio e per tutti quelli come lui e per le nostre famiglie che hanno diritto a vivere serene come le altre. Alla Gena, Antonio ha trovato un centro e operatori eccellenti, che riescono a far emergere e valorizzare le abilità dei nostri ragazzi. E poi, vogliamo negare a chi lavora nelle strutture di riabilitazione di non avere diritto ad essere pagati per le competenze che hanno? A chi consente a nostri figli di avere prospettive quando i loro genitori invecchieranno? No, non possono essere lasciati soli dopo quello che è stato conquistato in anni di battaglie».

«Io – conclude Maria Grazia Pinna – non mi darò pace e continuerò a lottare fino a quando non avrò la certezza che noi famiglie e i nostri figli potranno contare su un’assistenza adeguata. O vogliamo ritornare ai vecchi manicomi, con i pazienti tutti insieme in uno stanzone? È un’idea che non posso assolutamente accettare». E che neanche Antonio accetterebbe.

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