Coronavirus, un importatore sassarese denuncia: sulle mascherine c’è speculazione

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L’appello dell’imprenditore perché il governo intervenga per calmierare i costi

SASSARI. «Il governo e l’Enac vigilino sulle speculazioni di operatori logistici e compagnie aeree nell’import di mascherine e altri presìdi sanitari». È l’appello dell’imprenditore sassarese Francesco D’Onofrio. Da oltre vent’anni nella logistica e nell’export, con la sua Italian Shopping Network srl opera nei mercati extra Ue per grossi esportatori italiani. Per la sua conoscenza di certi mercati è diventato il riferimento di molte aziende sanitarie italiane e sarde in questa fase d’emergenza, importando milioni di mascherine chirurgiche. Ma la sua attività fa i conti con condizioni di mercato fuori controllo. «È sciacallaggio», denuncia.

«Prima trasportare un pacco aveva un costo fisso in base a peso e volume, e si firmava un contratto in base a quanto concordato, oggi i prezzi sono variabili. Poco tempo fa spedire in l’Europa un prodotto general cargo, non pericoloso e senza necessità di refrigerazione o altro, costava mediamente 20 o 30 yuan cinesi. Ora il prezzo è 45 yuan – aggiunge – ma se si tratta di mascherine, respiratori o altri beni sanitari si arriva a 90 yuan». Motivo? «Nessuno, è in atto una grande speculazione e nessuno vigila», lamenta. «In queste settimane mi sono reso utile per trovare una filiera di prodotto buono, certificato e a buon prezzo, ma ho fatto i conti con rincari del 50% per il trasporto».

Secondo D’Onofrio il governo potrebbe fare anche qualcosa di concreto per calmierare i costi, «che incidono sul sistema sanitario e quindi sui cittadini», sottolinea. L’esperto di import-export si riferisce al fatto che «oggi anche su prodotti come questi si paga il 6.3% di dazi, applicati non sul solo prezzo della merce, ma anche su quello del trasporto – stigmatizza – al quale poi si aggiunge l’Iva». Lungi dal voler passare per un eroe o per un missionario, D’Onofrio chiede semplicemente che «lo Stato vigili su un sistema speculativo di cui fanno le spese non tanto gli operatori, quanto i destinatari finali – conclude – che sono le aziende sanitarie e dunque i cittadini». (Ansa).

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