La Regione taglia i fondi ai centri di riabilitazione

0
67

Decisione a sorpresa in piena pandemia e le strutture private protestano «Assistiamo tremila disabili, il provvedimento deve essere revocato o sospeso» 

SASSARI. Tremila disabili rischiano di rimanere senza assistenza. È il grido d’allarme dei centri privati di riabilitazione di tutta la Sardegna che chiedono a gran voce alla Regione di revocare o sospendere, vista anche l’emergenza pandemia, le due delibere approvate a sorpresa a fine con le quali vengono tagliate dal 20 al 30 per cento le tariffe per le prestazioni erogate. Una decisione, in vigore dal primo marzo, che rischia di essere una pietra tombale per le venti strutture di riabilitazione sociosanitaria, tra cui la Gena a Sassari e la Santa Maria Bambina di Oristano. Senza un cambio di rotta, infatti, saranno costrette a non poter assicurare l’assistenza alle persone più deboli, gettando nella disperazione le famiglie e quanti operano nelle strutture riabilitative.«Non era il momento per prendere provvedimenti di tagli mentre dobbiamo affrontare un periodo storico così drammatico di emergenza – dice Michele Marras, direttore generale dell’Opera Gesù Nazareno – . Dopo quasi dieci anni in cui le tariffe non sono mai state adeguate – quelle in vigore precedentemente risalgono al 2011 ne vengono previste di nuove e al ribasso. Lasciando anche inalterati gli standard di personale e i requisiti strutturali richiesti a noi centri privati. Per noi diventerà impossibile lavorare a queste condizioni».

«Sono disposizioni che in un momento già drammatico per le vicende che investono la sanità sarda, metteranno in ginocchio anche chi come noi assiste le fasce più deboli delle persone con disabilità – aggiunge Marras –. Tutti i centri privati accreditati hanno manifestato la loro contrarietà e preoccupazione alle istituzioni e all’Ats che, se comprendiamo siano occupate in questo momento a gestire emergenze ben più importanti, hanno comunque trovato il tempo e il modo per operare i tagli e non dare risposte alle nostre richieste».

I centri di riabilitazione, infatti, hanno fatto presente alla Regione, ai Comuni, ai prefetti, ai consiglieri regionali, attraverso lettere e comunicazioni, il disastro che potrebbe avvenire se non si corre ai ripari. Ma il silenzio è totale. Come grande è stata la sorpresa delle strutture che con i fondi decurtati per milioni di euro non potranno organizzare i turni del personale e offrire il servizio che finora avevano assicurato. «Dobbiamo mettere tutti i disabili dentro stanzoni con un “guardiano”? Ma questa è riabilitazione? Dobbiamo lasciare i reparti ad elevato livello assistenziale, che ospitano persone in stato vegetativo, in stato di coma, senza possibilità di coprire i turni, con i medici “tagliati”, così come gli operatori sanitari?», scrivono i direttori generali delle strutture sarde.

La soluzione può essere una sola. O che la Regione «revochi in autotutela le delibere e che i documenti tornino in Commissione della Riabilitazione perché vengano rettificati e completati nei loro elementi tecnici, con il ripristino della normativa precedente su prestazioni e tariffario. Opure che «vista la grave situazione di pandemia causata dal Covid-19, le delibere siano sospese per tutta la durata della crisi sanitaria , rimandando ogni discussione sui contenuti delle Delibere a quando (come tutti speriamo) si supererà l’emergenza». Perché se i centri di riabilitazione recedessero dalla convenzione, come farebbero i disabili? (p.f.)

continua a leggere su: La Nuova Sardegna

promo lavazza sassari

RISPONDI

Inserisci il commento
Inserisci il tuo nome