«Immigrati, è allarme centinaia non hanno i soldi per mangiare»

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Si moltiplicano le richieste di aiuto delle comunità cittadine La responsabile: li sosterremo con la collaborazione di tutti 

SASSARI. «Durante situazioni di enorme difficoltà come quelle che stiamo vivendo i più deboli sono i primi a cadere. E ad avere bisogno di aiuto per rialzarsi». Si prende un attimo di pausa la responsabile del settore Immigrazione della Caritas Turritana. Solo un attimo, perché il suo telefono da settimane squilla incessantemente: «Almeno 20-30 nuove richieste di aiuto al giorno, famiglie intere, disperate. Che non hanno letteralmente più da mangiare». Il suo nome preferisce non venga pubblicato: «Perché rappresento le tante persone, e la tantissime associazioni, che lavorano pancia a terra per aiutare». Ma rompere per un attimo la proverbiale discrezione era indispensabile: «Per comunicare un messaggio di speranza, e raccontare le tante cose buone che si stanno realizzando, ma anche per sensibilizzare tutti. C’è bisogno di aiuto».

I numeri sono drammatici, e accendono un faro su una delle missioni più delicate e complesse che la Caritas diocesana porta avanti, l’accompagnamento verso l’integrazione degli immigrati cittadini. «Parliamo – spiega la responsabile – di migliaia di persone, che spesso sono già arrivate alla seconda generazione a Sassari. Che noi normalmente accompagniamo nella formazione, nei percorsi scolastici e universitari, nell’integrazione professionale. Ma portiamo anche in città con corridoi umanitari. Di recente, con l’aiuto di Uniss e della Fondazione di Sardegna, è arrivata una famiglia siriana con due ragazzini». Un lavoro spazzato via dal Covid. Che la Caritas sta provando a ritessere con calma e pazienza, non prima però di aver messo a pieni giri la sua macchina per rispondere a quella che è diventata la priorità assoluta. «Il blocco della attività – spiega la responsabile – ha mandato a gambe all’aria la micro economia su cui centinaia di famiglie di immigrati si reggevano. Piccole attività commerciali, ambulanti, ma anche aiuti in casa, lavoretti in nero. Di colpo queste entrate, su cui faticosamente costruivano la loro vita, sono state spazzate via».

A crollare sono state intere comunità, di botto. «Hanno iniziato i senegalesi – spiega – i più numerosi e radicati in città. Poi i nigeriani, i romeni, ora tutti, indistintamente. Da metà marzo hanno iniziato a bussare alla nostra porta a decine, anche 30 nuclei familiari al giorno, ogni giorno. Sono grida di aiuto. Per il cibo, principalmente, ma anche per le bombole del gas. E, drammaticamente, per tutto quello che serve ai neonati e ai bambini».

La Caritas non si tira indietro. E inizia pazientemente a raccogliere le richieste, smistarle, cercare di dare risposte, riorientando una struttura articolata, capillare. «Oggi riusciamo a dare una risposta praticamente immediata per le bombole del gas. Per il cibo ci stiamo organizzando, ed è un po’ più lenta. Anche perché, con le regole sanitarie da seguire, spostarsi è complicato. La vera emergenza rimangono i neonati e bambini. Stiamo attivando le raccolte nei punti vendita, grazie alla meravigliosa collaborazione di tutte le associazioni cattoliche e laiche del territorio». Perché uno dei tanti miracoli di questa emergenza è proprio la rete di mutuo soccorso che spontaneamente cresce ogni giorno. «Gli steccati sono stati spazzati via. Ogni organizzazione cerca di curare un aspetto, una specifica urgenza. Di attivare le raccolte, o occuparsi di parte della distribuzione. Noi, che siamo i più strutturati, stiamo raccogliendo le richieste e organizzando la distribuzione dei beni di prima necessità. Aiutando prima le donne sole, le famiglie con bambini piccoli. Ma cercando, come sempre, di non lasciare indietro nessuno. La città di Sassari ha sempre avuto un cuore grande, e ora sta battendo forte, all’unisono. È emozionante assistere a tutto questo, quando si ha un tempo per fermarsi a pensare».

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