Giallo in Trentino, si rifarà l’autopsia sul giovane

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I familiari del 23enne di Porto Torres attendono l’esito sui nuovi esami La sorella: «Non abbiamo ancora notizie certe sulle cause della sua morte»

PORTO TORRES. «Il magistrato ha predisposto un esame autoptico ancora più approfondito sul corpo di mio fratello – che è stato già fatto nella città di Trento – e con la mia famiglia stiamo aspettando i risultati dello stesso esame prima di prendere qualsiasi tipo di decisione». Nelle parole della sorella Emanuela le ultime notizie sul giovane portotorrese di 23 anni trovato morto venerdì scorso in un appartamento di Nago-Torbole – comune di 2840 abitanti della provincia autonoma di Trento – dopo aver accusato per diversi giorni febbre alta, mal di testa e sintomi respiratori preoccupanti.

Il giovane era partito nei mesi scorsi in Trentino Alto Adige con tanto entusiasmo per cominciare un lavoro stagionale. Lo aveva trovato in una lavanderia industriale ed era andato a vivere nel piccolo paese facendo la spola tra luogo di lavoro e abitazione. La scorsa settimana aveva cominciato però ad accusare un improvviso malore e, attraverso il centralino della polizia, era riuscito a reperire il numero dell’Azienda sanitaria per comunicare il suo precario stato di salute. Trascorso qualche giorno ancora, dopo alcuni esami medici, il 23enne è morto improvvisamente in solitudine dentro l’appartamento.

«Sulle causa della morte di mio fratello continuano ad esserci dei dubbi – conferma la sorella Emanuela – e per questo motivo il magistrato disporrà l’autopsia: prima di arrivare all’esame medico specifico sul corpo, però, è necessario risolvere alcuni inconvenienti dovuti alla chiusura delle sale mediche sia di Trento sia che di Verona, dove allo stato attuale non è possibile eseguire autopsie».

La famiglia del ragazzo deve quindi attendere che si risolvano tutte le procedure burocratiche, rallentate dall’emergenza Covid 19, ma nel frattempo intende anche fare chiarezza sui tamponi fatti dalla sanità trentina al giovane di Porto Torres. «Il primo tampone a mio fratello è stato fatto quando è andato per la prima volta in ospedale – assicura la sorella Emanuela – per escludere il contagio dal coronavirus, mentre il secondo tampone è stato fatto post morte. Questo vuol dire che mio fratello non è stato visitato nella struttura sanitaria il giorno prima di morire». Una vicenda che si tinge di giallo e che lascia la famiglia con il fiato sospeso in attesa dei tempi, si spera non troppo lunghi, che comporta un esame istologico. Ovvero la prova regina che serve al medico per completare una diagnosi. «Come famiglia siamo i primi a voler sapere notizie certe sulle cause della morte di mio fratello. E ogni giorno ci chiamano gli amici. Dal Trentino ci dicono solo che dobbiamo attendere, e pur se quest’attesa è snervante dobbiamo affrontarla nonostante il nostro dolore».

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