Militari con la mascherina: «Al servizio di chi è solo»

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In stazione e ai posti di blocco come è cambiato il servizio degli uomini dell’Arma Il capitano Sepe si rivolge agli anziani: non aprite la porta a chi propone tamponi

SASSARI. «Eravamo deputati al controllo e alla sicurezza dei cittadini anche prima di questa emergenza, dunque il nostro lavoro non è cambiato poi così tanto in queste settimane».

In una piazza d’Italia deserta e silenziosa il capitano Giuseppe Sepe, comandante della compagnia di Sassari dell’Arma dei carabinieri, rassicura i suoi uomini chiamati per la prima volta nella loro vita a indossare insieme alla divisa e al berretto con la fiamma una mascherina Ffp3 e guanti da chirurgo.

«Se dovesse servire – spiega l’ufficiale – in casi conclamati di coronavirus i militari che operano per le strade sono dotati anche di tute e occhiali e anti contagio».

Quello che è cambiato inevitabilmente dall’inizio dell’emergenza per i carabinieri è l’approccio con i cittadini, sia all’interno delle stazioni che durante i servizi esterni sulle strade.

«È chiaro che in questa situazione – spiega il capitano Giuseppe Sepe – l’operatore deve tenere conto delle disposizioni di sicurezza, a partire dalla distanza di un metro e mezzo da chi vene sottoposto al controllo».

Dopo un periodo iniziale di anarchia a quanto pare i sassaresi hanno capito che bisogna uscire di casa solo per le emergenze. «I primi giorni abbiamo notato che la gente non voleva accettare le disposizioni dei Governo e le ordinanze comunali – aggiunge il comandante della compagnia di Sassari – e molti provavano a fare i furbi. Siamo stati comprensivi e abbiamo spiegato ai cittadini i pericoli che correvano a stare in giro, ora per le strade si vedono molte meno persone».

A metà mattina una donna sui 40 anni si avvicina ai carabinieri fermi sulla piazza per chiedere aiuto: a casa si è rotta la lavatrice e sta cercando una lavanderia aperta. I militari provano a darle una mano cercando di trovarne una nei paraggi con un giro di telefonate. «Cerchiamo di renderci utili e di aiutare chi è solo o è in difficoltà – prosegue l’ufficiale – non stiamo sulle strade solo per reprimere ma soprattutto per dare una mano alla gente». In questi giorni – con la città deserta – tra i rischi più grossi ci sono l’escalation di criminalità e il pericolo di sciacallaggio ad aziende chiuse o ad anziani soli. «Per fortuna in città – spiega il capitano Sepe – non si è verificato niente di tutto questo. Ma in altre realtà della penisola qualcuno ha bussato nelle case per offrire tamponi e poi ha rapinato i proprietari. Nessuno verrà a casa a farvi il tampone – avverte il capitano Sepe rivolgendosi agli anziani – aprite solo alle persone che conoscete».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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