L’Erasmus a Granada ma il cuore a Sorso e Luras

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«Anche in Spagna la situazione è dura: per il Covid-19 si vive barricati in casa» Due studentesse hanno deciso di non rientrare nell’isola e terminare gli studi 

SASSARI. Paura e coraggio, dubbi e certezze, telefonate e studio, Un’occhiata alla finestra, ad ammirare rapite le strade vuote, spettrali. Quelle che portano a Plaza de Toros, che fino a qualche settimana fa brulicavano di gente, abbracci, risate, vita. Hanno deciso di restare a Granada Greta Monti, 30enne di Sorso, e la sua coinquilina e amica Ilenia Musselli, 27enne di Luras. A finire il loro Erasmus, a combattere la loro battaglia. E, con il cuore rotto dall’emozione per le loro famiglie lontane, fanno un appello «ai tanti sardi e italiani che come noi sono lontani da casa, a vivere questa esperienza incredibile, irreale. Ce la faremo». Una scelta non facile «soprattutto – racconta Greta – perché qui in Spagna ci hanno messo settimane a capire. Sembravano pazzi, noi sapevano dall’Italia cosa stava succedendo, ma qui l’8 marzo erano tutti in strada per la festa della donna. Le mie coinquiline spagnole, che pure sono qui a studiare medicina, mi davano dell’isterica, dicevano che seminavo il panico. Che era un’influenza, che qui in Spagna non sarebbe arrivata. Incredibile se si pensa che sembra che il focolaio nel nord Italia sia partito proprio dalla Spagna». Ma Greta, che a Granada sta facendo un master annuale in storia, è una con la testa sulle spalle. «Ho smesso di frequentare le lezioni, e mi sono letteralmente chiusa in casa. Mi prendevano in giro. Poi per fortuna anche il governo spagnolo ha preso misure simili a quelle dell’Italia. E allora Greta e Ilenia decidono di restare. «I motivi sono vari. Prima di tutto la sicurezza, non ci sentivamo di affrontare trasferimenti e viaggi. Anche adesso il canale con l’università di Sassari, che ci ha dato e ci dà enorme supporto, è aperto, e ci propongono possibili tratte per rientrare. Capisco chi cambia idea, ma noi siamo sicure». Paura non solo per se stesse: «Mia madre è immunodepressa – continua Greta –. Un mio ritorno, con quarantena a casa, finirebbe per essere un pericolo per lei. Sono già abbastanza preoccupata, perché a Sorso tantissimi lavorano in ospedale, che è la frontiera contro il virus, ma anche il possibile focolaio di contagio». Ma non è solo la paura a spingere le due ragazze: «Io e Ilenia stiamo finendo un percorso, l’università di Granada ha attivato i corsi on line, stiamo studiando. Non voglio mandare a monte un impegno iniziato a settembre, voglio continuare a inseguire il mio sogno e a portare avanti il mio progetto per il futuro. Perché prima o poi tutto questo finirà». E quindi prudenza, una spesa a settimana, le mascherine fatte con la carta forno, gli occhi puntati sulla Nuova Sardegna («la leggo on line ogni giorno) e sui media italiani, le chat via skype con la famiglia e con l’università, il whatsapp con “gli italiani a Granada”, le giornate che scorrono tra pensieri e sogni. «Aspettando di poterci di nuovo abbracciare».

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