Coronavirus, #iostoacasa: la Regione si adegua e 5mila dipendenti diventano smart-worker

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Controlli in strada a Sassari (foto Ivan Nuvoli)

Dal Governo alle realtà locali, tra provvedimenti nazionali e regionali, ecco la corsa a limitare in ogni modo le occasioni che rendono possibile il contagio dell’influenza Covid-19

SASSARI. Stare a casa sempre e comunque è il primo comportamento utile e fondamentale per affrontare al meglio la lotta contro la diffusione del Coronavirus che provoca l’influenza Covid-19. Per questo il presidente della Regione Christian Solinas e l’assessore alla Sanità Mario Nieddu durante la conferenza stampa per un primo bilancio sull’emergenza sanitaria (dove sono state segnalate le 600 assunzioni di personale sanitario ed è stato denunciato il mancato arrivo di ventilatori e protezioni chiesti dalla Regione tre settimane fa), hanno citato come un risultato valido il fatto che 5mila dipendenti regionali lavorino da casa. Un esempio per tutte le aziende.

Non basta però. La lotta alle uscite superflue in questi giorni è stata attrezzata con nuovi strumenti. Ne ha parlato il capo della polizia Franco Gabrielli. Gabrielli non ha nascosto che per spezzare la linea del contagio è necessario individuare le persone scorrette e quindi perseguirle. Altro da queste sono invece i cittadini che fanno del loro meglio per #stareacasa ma non riescono a tenere il passo delle necessità della vita quotidiana e si trovano ad affrontare dilemmi la cui soluzione non è stata facilitata dalle autocertificazioni per uscire di casa che finora non consentivano di esprimere situazioni troppo variegate. Il capo della polizia Gabrielli elenca in breve le nuove disposizioni introdotte dall’ultimo decreto Conte.

Gabrielli: «Ci sono le straordinarie persone che combattono negli ospedali e poi c’è un’altra battaglia che vede impegnati i nostri uomini, quella di spezzare la catena del contagio, perseguendo i furbi, chi con comportamenti sbagliati introduce un vulnus al sistema che può vanificare gli sforzi che si stanno facendo». Lo ha detto il capo della Polizia, Franco Gabrielli, a SkyTg24, sottolineando che «fino al 24 marzo su due milioni e mezzo di cittadini controllati ci sono stati 110mila denunciati» per il mancato rispetto dei divieti.

«La stragrande maggioranza dei cittadini – ha osservato Gabrielli – è rispettosa dei divieti, ma c’è un’altra parte che forse non è consapevole dei rischi o è allergica ai divieti e si comporta in maniera negativa. Io – ha ricordato – nei giorni scorsi avevo sottolineato l’esigenza di misure più efficaci ed il Governo ha fatto un nuovo decreto che, all’articolo 4, introduce un quadro sanzionatorio diverso. I comportamenti scorretti potranno venire sanzionati con l’articolo 452 del Codice penale, che punisce i comportamenti colposi con una pena fino a 12 anni di reclusione».

«L’articolo 4 – ha proseguito il capo della Polizia – stabilisce che non c’è più un reato penale ma un comportamento sanzionabile con un’ammenda, che va da 400 a 4000 euro e sarà aumentata di un terzo qualora si usino veicoli. C’è poi una sanzione specifica per violazione di quarantena, con l’arresto da 3 a 18 mesi sanzione ed il pagamento da 500 a 5mila euro».

«Dobbiamo essere rigorosi – ha detto ancora il prefetto – ma anche umani, comprendere che i cittadini sono bersagliati con disposizioni non sempre omogenee, abbiamo infatti anche disposizioni regionali. Dobbiamo quindi far perseguire i furbi ma comprendere una parte di cittadini che vive una condizione di necessità che non sempre trova riscontri in un modulo e bisogna aiutare chi ha bisogno». (Ansa).

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