Coronavirus, arrivati a Sassari i medici dell’esercito: qui per aiutare i colleghi

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Saranno impiegati nelle strutture ospedaliere del nord dell’isola

SASSARI. Accanto alla sanità del territorio scende in campo l’esercito. I medici militari sono arrivati a Sassari per essere di supporto ai loro colleghi civili alle prese con gravi difficoltà, riscontrate in particolare nelle strutture ospedaliere di Sassari, Olbia e Tempio. «A Sassari per essere di supporto alla sanità di tutta l’isola, e sassarese in particolare, come abbiamo già fatto in altre province d’Italia e come continueremo a fare». Queste le parole del generale medico Antonio Battistini, comandante di sanità dell’Esercito, al momento dell’arrivo in piazza d’Italia per partecipare in prefettura al summit con l’assessore regionale Mario Nieddu, il presidente del consiglio regionale Michele Pais e la prefetta Maria Luisa D’Alessandro. «Nessun commissariamento della sanità – tiene a precisare l’assessore Nieddu – ma la necessità di avere supporto da chi ha esperienza per combattere nel Nord Sardegna le criticità che si stanno manifestando».

Ad annunciare l’arrivo dei medici dell’esercito era stato nei giorni scorsi il sottosegretario alla Difesa, Giulio Calvisi. «Il team darà assistenza alle strutture sanitarie territoriali, a Sassari e a Olbia, in coordinamento con la Regione e supporterà il lavoro logistico per l’eventuale sanificazione degli ambienti contaminati dalla diffusione del coronavirus. La squadra di medici militari arrivata a Sassari lavorerà in collaborazione con il team di medici militari della Brigata Sassari e di altri medici al momento già presenti in Sardegna».

Quello che si è svolto in prefettura è stato un incontro conoscitivo per stabilire uomini, mezzi e materiali da mettere in campo. Un incontro che è arrivato proprio mentre l’assessore è nell’occhio del ciclone per quel «ci può stare» dichiarato a proposito delle percentuali di contagio in ambito ospedaliero. Ma lui si difende: «Nessuna sottovalutazione di quel che sta accadendo, ho detto semplicemente che in un’emergenza come questa il rischio di contagio è alto», mette le mani avanti.

Quanto invece alla polemica sulla mancanza di dispositivi di protezione individuali negli ospedali, case di cura, ospizi e in altri luoghi ad alto rischio di contagio, l’assessore chiama in causala protezione civile nazionale «che finora non ne ha messo a disposizione, e noi stiamo lavorando con le nostre scorte».

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