Liberaci dal Coronavirus e dal male che ha portato

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L’appello del vescovo Gian Franco Saba per invocare la protezione della città La preghiera in una chiesa deserta nel momento più difficile dal dopoguerra

SASSARI. Campane suonate a festa lacerano il silenzio surreale che da giorni opprime una città attonita e sgomenta. Nello stesso momento la statua della Madonna delle Grazie varca la soglia della Cattedrale portata a braccia da padre Luca Fuso, guardiano di San Pietro in Silki, scortato da Gianni Serra, comandante della polizia locale. Nella chiesa vuota, l’arcivescovo Gian Franco Saba affiancato da una rappresentanza del Capitolo e dal sindaco Nanni Campus. Mascherina sulla bocca, distanza di sicurezza, così accolgono la patrona speciale di Sassari, prelevata di buon mattino dalla sua sede abituale per essere esposta nel duomo di San Nicola che per dieci giorni sarà più che mai il centro della diocesi turritana riunita spiritualmente nella fede in un momento drammatico, certamente il più difficile dal dopoguerra. Malgrado la tensione e l’atmosfera insolita, gesti e rituali non perdono la carica simbolica che caratterizza un rito solenne, senza precedenti dall’istituzione del Voto nell’ormai lontano 1943. La traslazione straordinaria del simulacro, decisa dal vescovo Gian Franco Saba, dà inizio a un novenario che vedrà alternarsi i sacerdoti della diocesi per invocare la protezione della Beata Vergine delle Grazie chiedendo, come 77 anni fa, di proteggere Sassari e il mondo, questa volta non dalle incursioni aeree, ma dalla diffusione del Covid-19 che da più un mese sta decimando il pianeta. Il momento più toccante arriva quando padre Luca, allungando le braccia, offre la piccola statua al vescovo Gian Franco, un passaggio di consegne, ma anche una richiesta accorata di intercessione rivolta al presule turritano. Ricalcando un antico cerimoniale, Gian Franco Saba la colloca sull’altare maggiore, alla destra, prima di dare inizio alla funzione che presiede affiancato dal vicario generale monsignor Antonio Tamponi. Diversi i passaggi dell’omelia durante la quale monsignor Saba non ha solo invocato la protezione della Signora di nostra città e la cessazione dell’epidemia, ma, a cominciare dal sindaco, presente alla celebrazione, ha ricordato e ringraziato tutti i lavoratori della sanità, i medici, gli infermieri, gli assistenti, i volontari, il personale delle carceri, le forze dell’ordine, i cappellani e tutti i responsabili del bene comune che in queste ore drammatiche, ognuno per la propria parte, lavorano a pieno regime per fermare l’epidemia. E poi, il pensiero rivolto alle famiglie, agli anziani, alle case di risposo, in particolare a Casa Serena. «Cari fratelli e sorelle – ha esordito Gian Franco Saba – siamo qui per dire ancora una volta, educati anche dalla fede dei nostri padri come comunità ecclesiale e, pur nel rispetto delle diverse sfere, anche come comunità civica, che vogliamo fidarci di Dio». «Siamo qui con Maria per chiedere che la sua grazia non permetta che ci domini il potere delle tenebre e delle malattie e crediamo fermamente in Gesù Cristo suo figlio e nostro Signore, a lei vogliamo chiedere ancora che custodisca le nostre vite, le vite di tutta l’umanità». «Invito perciò tutti, nella propria casa, a unirsi spiritualmente, a vivere questa esperienza di popolo che si affida in Dio con Maria». Significativo anche il riferimento alle restrizioni decise dal Governo: «Provvedimenti – ha spiegato il presule turritano – che non devono essere vissuti con indifferenza, ma con senso di rispetto e cura dell’altro, di solidarietà e cooperazione, perché il male cessi prima possibile». «Ora è importante guardare oltre vivendo bene il presente – ha concluso monsignor Saba – perciò anche noi con umiltà, piccoli, ci presentiamo davanti al Signore con te e ti presentiamo tutti coloro le cui forze sono vacillanti, i pochi mezzi a disposizione, a volte, per fronteggiare la straordinarietà della situazione». «Liberaci dalla tenebra del Coronavirus, da quella di tutte le altre povertà che questo male porta nella società, nelle famiglie, non disprezzare le nostre suppliche di noi che siamo nella prova, accogli la preghiera che come popolo ti presentiamo». Al termine della celebrazione, sindaco e vescovo hanno letto l’atto di affidamento della città alla Vergine delle Grazie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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