Il virus rovina la festa: matrimonio rinviato per due sassaresi

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La coppia doveva sposarsi sabato 14: «Abbiamo rimandato, non potevamo farlo in solitudine»

SASSARI. “Questo matrimonio non s’ha da fare”. L’emergenza Coronavirus è entrata a gamba tesa nei progetti di due sassaresi come i bravi di don Rodrigo in quelli di Renzo e Lucia ne “I promessi sposi”. Per le loro nozze era tutto pronto, ma con questi chiari di luna non se ne parla nemmeno: evento rinviato a data da destinarsi, con qualche implicazione di troppo a lasciarli col fiato sospeso. Prima di tutto perché le pubblicazioni scadranno tra qualche settimana e ancora non si sa quando la gente potrà riunirsi a fare festa, poi perché sulla testa dei due pendono alcune scadenze imminenti che potrebbero procurargli alcuni grattacapi burocratici poco graditi.

La data fatidica era quella di sabato prossimo, 14 marzo, ed era stata fissata lo scorso gennaio. Rita, 32 anni, e Raffaele, 30, sono una coppia solida, rodata. Stanno insieme da più di dieci anni e due splendidi bambini hanno accompagnato il loro cammino. «Ci stavamo pensando da un po’, poi abbiamo deciso di sposarci – racconta Rita – per una serie di questioni fiscali riguardanti l’appartamento dove abitiamo, che era intestato a mia suocera. Il rischio era quello di perderlo, sposandoci invece avremmo regolarizzato tutto». E poi, dopo tanti anni e due figli, era anche arrivato il momento. Così la macchina organizzativa che accompagna questi eventi è partita e tutte le caselle pian piano sono andate al loro posto. A cominciare dagli invitati: centoventi, non tantissimi a dire il vero per le usanze sarde che vedono a volte delle vere e proprie adunate oceaniche, ma comunque un numero impegnativo. Fissata la data in Comune, prenotato il ristorante, contattato il fiorista, acquistati gli abiti, sembrava tutto a posto. Poi è arrivata l’emergenza: ormai bisogna stare chiusi in casa, di permettere la riunione di centoventi persone tutte insieme in una sala non se ne parla nemmeno. C’è una sola via di uscita: seguire il protocollo strettissimo che permette di celebrare le nozze civili praticamente a porte chiuse, con il celebrante, gli sposi e due testimoni. E a questo punto a dire che il matrimonio non s’ha da fare è stata proprio la sposa: «Ho preferito rinviare tutto, non potevo pensare di sposarmi in solitudine e poi fare la festa in una data successiva e tutta da decidere. Anche se economicamente non è stato certo un affare: abbiamo lasciato l’acconto al ristorante, preso le bomboniere e bloccato gli abiti, che ovviamente abbiamo lasciato in custodia nei negozi. Abbiamo fermato in tempo il fioraio che avrebbe dovuto addobbarci l’auto e ha chiuso anche il negozio della lista nozze. Uno dei negozianti era distrutto: gli sono saltati in un mese dodici battesimi e sette matrimoni». La fiducia però a Rita non manca: «Le pubblicazioni scadono a fine aprile, spero che tutto si sistemi. Alla prima data possibile ci presenteremo a Palazzo Ducale e questa volta con tutti gli invitati».(r.s.)

 

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